HEIÐINN SEM HUNDR

HEIÐINN SEM HUNDR

Introduzione

Nel 2002, in quel di Roma, si tenne una conferenza internazionale il cui tema portante era il simbolismo e il ruolo degli animali nell’antichità.

Foriera di un’interessante discussione nella summenzionata conferenza e incipit per la stesura del presente articolo, fu il ritrovamento di una nave funeraria a Gamla Uppsala, nell’Uppland, in Svezia. Rinvenuta per la prima volta nel 1974 e datata al IX secolo dell’era comune, si scoprì subito essere lasepoltura di una donna ammantata con splendide vesti e adornata con ricchi ornamenti, seppellita insieme ad una gallina e a un cane. La particolarità di quest’ultimo è che, secondo i commenti degli archeologi addetti agli scavi del sito, lo scheletro era stato “preso dalla coda e trascinato tra la nave e il muro della fossa”. Da questa pianta della sepoltura, si evince come il corpo del cane venne inizialmente posto come a guardia dell’intera nave funeraria. Se la gallina ha per antonomasia una connessione con la rinascita, il cane sembra comunque essere parte della cerimonia di sepoltura in modo attivo e con un ruolo specifico.

Archeologia delle fonti

Fin dalla Preistoria, prevalentemente nei cimiteri danesi e della Svezia meridionale del Mesolitico, ci arriva una concezione elevata legata a questo animale. Numerose sono le tombe singole riservate a questi fedeli compagni, solitamente ritrovati con il corpo rannicchiato, ricoperti di ocra rossa e, in casi più rari, persino con suppellettili sepolcrali. Ciò non di meno, la particolare sepoltura si riscontra anche più tardi – nell’Età del bronzo nordica (1700 – 500 a.n.e., seguendo la classificazione di O. Montelius) – in cui le tombe rinvenute presentano ossa decisamente considerate più sacre, le stesse che nelle tombe di altri animali invece non erano presenti (le sepolture di maiali, pecore e capre sono caratterizzate primariamente da parti ossee le cui carni attaccate erano utilizzate come nutrimento dalla comunità).

L’Età del bronzo nordica era un periodo sicuramente unico, ricco, particolare e aristocratico e questo si riscontra fin dal tipo di arte rupestre rinvenuta in tutto il Nord Europa in cui la figura del cane viene rappresentata sotto diverse sfumature, specialmente legate ad attività di caccia. Tuttavia, i nostri Antenati ci hanno sicuramente lasciato altrettante caratteristiche tramite questo tipo di codice (i petroglifi), di cui si estrae proprio un elemento legato alla figura del cane che lo aggancia al discorso principale: ecco che esso si associa nuovamente ad un atto rituale, conformandosi alle varie ipotesi suggerite da vari ritrovamenti più antichi rispetto alla nave funeraria citata inizialmente. A scanso di equivoci, da alcuni scavi in Scania (provincia meridionale della Svezia) vennero alla luce diversi stagni artificiali ricreati in diverse paludi – certamente luogo sacrificale – in cui numerosi furono i ritrovamenti di resti umani e animali, di questi ultimi i resti di cani erano i più numerosi.

Volendo avere una maggiore sintesi, nel periodo che intercorre tra il Neolitico e l’Età del ferro Romana, il 30% e 31% di tutti i resti animali rinvenuti nei diversi siti appartengono rispettivamente a cani e cavalli (altro animale legato anche alla morte). Si potrebbe andare avanti a oltranza nell’elencare i molteplici ritrovamenti ossei di cani nei tumuli, sepolture, navi funerarie e via discorrendo, per dovere accademico, si citano dunque alcuni tra i siti più conosciuti: Oseberg, Gokstad, il sito cimiteriale danese di Lindholm Høje, Birka, Valsgärde in cui su 60 sepolture, di queste almeno 28 presentano ossa di cani.

Al di là della fetta scandinava, questi ritrovamenti ossei si espandono nel tempo e nello spazio, presentandosi senza problemi anche in altri siti di sepoltura germanici; mentre i Turingi, i Longobardi, i Franchi, gli Alemanni e gli Anglosassoni ci lasciano ritrovamenti fin dal 400-700 ca., per altre tribù germaniche come i Sassoni e i Frisi, i ritrovamenti vengono datati dal radiocarbonio al 600-800 ca.

Un piccolo excursus nel tempo ci prospetta anche in altri luoghi europei degni di nota in cui viene riscontrata la presenza di altrettante tombe singole, spesso associate a templi o comunqueluoghi di culto. Come ci suggerisce lo studioso TedeuszMakiewicz, in questo caso i cani non erano considerati solo come animali ma come alto sacrificio.

In una più che recente pubblicazione, si riscontra come da alcuni scavi a Roma siano emersi 26 sepolture di uomini e 4 di cani, databili dalla metà del II secolo all’inizio del III secolo dell’era comune, come anche per lo scavo in Lugnano in Taverina ha fatto emergere le tombe di 12 cuccioli e di un cane adulto, posti insieme a quelle di ben 47 bambini.

Una delle interpretazioni date dagli archeologi, riprendono il concetto del cane che continua la propria opera di guardiano e fedele compagno anche dopo la morte del corpo fisico. Plinio il Vecchio ci fornisce anche un aspetto del folk romano non indifferente: i cuccioli di cane erano considerati come animali curatori di malattie, poiché ne assorbivano i sintomi tramite il latte dei loro padroncini.

Per non parlare del culto riservato ai cani in Egitto, Persia, Grecia e persino dai Sumeri. Senza dimenticare un famoso ritrovamento a Cortona (Italia) di una statuetta bronzea raffigurante un cane, con sopra incisa un’inscrizione etrusca legata alla divinità ctonia Calus.

Come possiamo vedere, prima dell’avvento del Cristianesimo che ne ha stigmatizzato il ruolo e portato ad un livello più basso (addirittura considerato come animale impuro) il cane aveva uno status non indifferente sia nell’Europa del Nord che nel mondo Classico, molto spesso ritrovato nei diversi siti, legato ad una divinità, come sacrificio e guardiano.

Psicopompo, custode e annunciatore: il cane nell’Antica Scandinavia

Ritornando alle trame iniziali, si riporta la considerazione di Manfred Lurke, che spinge nella considerazione di questo animale come dotato di una duplice natura nella dimensione spirituale, considerandolo a cavallo tra questo mondo e gli altri ma anche spirito custode e annunciatore degli eventi.

Spinti dalla superficialità, quando si parla del ruolo del cane nel mondo nordico ed europeo-politeista, molti lo legano ad una visione negativa e dispregiativa (uno tra tutti che ritorna molto spesso è ‘heiðinn sem hundr’, ovvero “pagano come un cane”), come ci viene fornito anche dalla Olav Tryggvason’s saga. A tal proposito, è interessante constatare lo studio dell’accademico francese F.X. Dillman che ci mostra, in un’ottica di scardinamento di una accezione negativa, come in numerose ballate di epoca medievale e diversi altri esempi che prende in considerazione nei suoi studi (saghe, resti archeologici, ecc.) in realtà il ruolo del cane sia ben diverso da quello presentato dall’imperante cristianesimo nel mondo scandinavo. Connesso a questo studio e all’aspetto cultuale, altrettanto degna di nota è la storiografica opera di Adamo di Brema “Gesta Hammaburgensis EcclesiaePontificum in cui egli descrive come sulle coste del Mar Baltico vi si trovino uomini cynocephali, partoriti da amazzoni. Ma la sua disquisizione non si ferma solo a questo, tramite commentari che giungono allo stesso storico e teologo tedesco summenzionato, oggi sappiamo che durante il blót ad Uppsala, che aveva luogo ogni nove anni, venivano appesi nella foresta sacra lì vicina non solo esseri umani e cavalli ma anche cani, sacrificati e irrorati con il sangue delle vittime sacrificali.

Su questa scia sovviene alla mente quanto narrato da Tietmaro di Merseburgo, il quale ci informa della pratica danese (a Lejre per essere precisi) in cui il rito sacrificale comportava il sacrificio di 99 uomini e altrettanti cavalli, galli e cani. Del ruolo di mediatore di questo animale, risulta interessante il quadro di una pratica domestica pre-cristiana esposta nel Falteyjarbók: si narra di un fallo di cavallo avvolto in un panno di lino con cipolla e erbe e fatto circolare per tutta la casa dalla donna di casa, la quale lo passava di fronte ad ogni componente della famiglia facendogli pronunciare a sua volta un incantesimo. Nel racconto, all’improvviso il fallo venne strappato dalle mani della donna dal travestito Re cristiano che aveva fatto visita all’abitazione; egli, disgustato, lo lanciò tra le fauci del cane della famiglia. La donna, irritata e sconvolta, gli disse immediatamente di alzarla sopra i cardini e gli architravi della porta, per provare a recuperare il “sacro sacrificio”. Questo mostra come il fallo mangiato dal cane sia stato considerato dalla donnacome un vero e proprio sacrificio, ormai destinato all’Helheim. La stessa immagine che riveste il cane del ruolo di canale con l’Aldilà, lo ritroviamo anche nelle cronache del commerciante arabo Ibn Fadlan, il quale racconta come i mercanti di origini nordiche, all’arrivo ai margini del Volga, ergessero pilastri di legno alle loro divinità e, se il commercio fosse stato ricco, ritornavano con doni sacrificali come pecore e altro cibo, successivamente lasciati mangiare ai loro cani durante la notte. Egli ci informa anche di come i ‘Rus avevano l’usanza di uccidere un cane e lasciarlo sulla nave funeraria dei loro morti.

La funzione di “guardiano” viene immediatamente mostrata nella visione che il cane assume come custode di Regni il cui accesso è altamente difficile. A tal proposito sovviene la figura di Garmr, custode di Hel, ovvero colui che ulula dalla grotta Gnipahellir su cui gli illuminanti studi di Robert Skeats ci forniscono un’importante visione che permette di considerare le grotte come punti di passaggio tra questo mondo e il Regno dei Morti (come ben analizzato nell’articolo qui). Anche le dimore dei giganti vengono custodite da cani feroci, come per quella di Menglöð, custodita gelosamente dai due cani Gífr e Geri. Infine si ricorda come il cane sia anche presagio non solo nella figura di Garmr il cui latrato annuncerà l’arrivo del Ragnarök, ma anche nell’episodio del Grímnismál in cui i cani di re Geirrøðrrifiutarono di attaccare Grímnir, sotto le cui spoglie si celava Óðinn o, infine, come nella Saga di Hálfr si narri del cane di re Hjörleifr il quale non abbaiava mai a meno che il suo padrone non fosse stato in pericolo. Infine, un ulteriore collegamento lo possiamo riscontrare nei miti, in cui ci giunge come la divina Frigga si muova su un carro trainato da cani. Su questa scia, con l’analisi a priori tra la figura di Frigg e Freyja analizzata qui, il cane e la cagna si collegherebbero anche a quest’ultima, in virtu’ della lussuria e della fertilità.

Conclusioni

Viste le fonti archeologiche, mitologiche e filologiche, nulla può sicuramente portare a non pensare che il cane sia stato considerato da sempre come un animale a cavallo tra due realtà: quella manifesta e quella non manifesta. Non solo leale e fedele compagno di vita, dolce animale da compagnia ma soprattutto viene facilmente ascrivibile come maestoso canale con Hel, forte custode e psicopompo. Analizzando la locazione del corpo del cane ritrovata nella tomba citata nell’introduzione, risulta quasi automatica l’associazione di questo animale come guardiano di quella sepoltura, probabilmente custode  di quella donna sia in vita che nella morte. Sublime simbolo di manifestazione della trasformazione della vita in morte e viceversa.

articolo di Federico Pizzileo 

per Vanatrú Italia

 

 

*Per richiesta attestazione fonti articoli, rivolgersi al Vanatrú Italia *

 

 

 

Per approfondimenti:

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

 

*Gli “share” senza citazione della fonte sono elemento di querela poiché si ledono gli elementi del copyright sanciti dalla legge italiana*

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.