Articolo a cura di Federico Monte. Illustrazione a cura di Arjen Lantis.

Alcune fonti epigrafiche ci portano a pensare che culti femminili fossero interamente di dominio domestico, isolato, legato a zone periferiche.

Ma se indaghiamo bene, tenendo presente che molto di ciò che arriva a noi è decontestualizzato dalla forma mentis cristiana, potremmo notare che la figura femminile aveva ampio spazio nelle forme religiose di culto pubblico.

Spesso si accostano i culti femminili alla figura di Freyja, la signora Vanidis, il che è già un potente richiamo alla nobiltà, poiché in antichità era un culto elitario, spesso legato alle donne dei ranghi più alti.

Se osserviamo al di là della decontestualizzazione, le ricerche ci portano a pensare che la donna avesse sicuramente un ruolo centrale nelle cerimonie religiose, basti pensare che nelle saghe, durante il sacrificio agli elfi troviamo una donna che blocca l’accesso, quindi proteggendo la sacralità del luogo e del rituale stesso, il che denota un ruolo maggioritario nel rituale.

Gakkat inn,’ kvað ekkja,
‘armi drengr, en lengra;
hræðumk ek við Óðins
– erum heiðin vér – reiði.’
Rýgr kvazk inni eiga
óþekk, sús mér hnekkði,
alfablót, sem ulfi
ótvín, í bœ sínum.


“Non avvicinarti uomo di poca grazia” disse la donna “noi siamo pagani!”.

In Beowulf troviamo riferimento alla Regina Wealhpeow, che compie un atto rituale, che riscontriamo sia nelle saghe sia nei reperti. Nella sala di Re Hrotgar è lei a versare l’idromele ai convenuti, in accordo con i ranghi, creando un equilibrio tra il Re stesso e gli altri presenti nella sala.

“… Stepped forth Wealhþēow, Hroðgar’s Queen, careful
of noble usage. Gold adorned she greeted the men in hall.
And then the gracious woman offered the cup first to the
East-Danes’ king, the guardian of their land, bade him be
happy in partaking of this beer-assembly, be amiable to the
people. He took part eagerly in the feast and formal cup,
fully victorious king. Then her steps led here and there the
lady of Helmings, to veterans and youth, to each group
of them, she offered from the treasure-vessel. Until the
moment came when to Beowulf the ring-adorned queen,
gratified in her heart, brought the cup of mead. … Thus
spoke Beowulf … I would accomplish or else fall in the
fray. Fast in hostile grips I must perform heroic deeds or
else my last day in this mead-hall must meet. (Beowulf
612–638, transl. Crépin in Enright 1996, 3–4).

Wealhþēow è anche chiamata “tessitrice di pace” (Freoðuwebbe) il che ci porta a pensare alla forte connessione di questo tipo di ritualistica con l’atto di tessitura della Völva e delle Norne.

Se notiamo anche il nome della figlia Freawaru è chiaro il collegamento con la Signora Vanidís, Freyja. Come è stato evidenziato più sopra, il Culto di Freyja era in particolare legato alla Nobiltà; senza discostarsi troppo, basta osservare sull’Edda di Snorri, in cui ritroviamo lo stesso atto svolto da Freyja nelle sale di Hár.


“….E quando fu ubriaco (Hrungnir) non lesinò parole grosse, affermò che avrebbe sollevato la Valhalla e l’avrebbe portata in Jotunheimr e avrebbe sprofondato Ásgarð e ucciso tutti gli Dei tranne Freyja e Sif, che voleva portare a casa con sé. E Freyja andò a servirgli da bere… “


Possiamo quindi dedurre anche che la ritualistica abbia una connotazione di tipo vanico; in questo passo è un gigante a parlare, e il fatto che lo stesso voglia risparmiare Freyja e Sif per portarle con sé ha un significato ancora più profondo per il recupero di cui si occupa il Vanatrú Italia.

Freyja è la signora dei Vani, la Völva, quindi il valore del servire l’idromele ci riporta a un atto ritualistico di tipo vanico, probabilmente connesso alla pratica stregonica.

Se osserviamo gli studi di B. Gräslund, lui dà il giusto significato alla parte  finale del nome di Wealhþēow, poiché þēow viene tradotto in “Colui/colei che serve alti propositi sociali” o “colui/colei che serve gli Dei” un titolo di ampio uso tra i nobili nella tarda età del Ferro.

Anche ad Uppsala troviamo una tomba del nono secolo, la donna al suo interno possedeva un abito fatto di un tessuto di alta qualità, un coltello con ricami d’argento, e un pendente di bronzo, trovato anche in altre tombe di donna, vicino a corni intarsiati. Gli studiosi ci parlano di un disegno posto sul pendente che ritrae una donna con una coppa di fronte. Si è dato un significato escatologico a questo tipo di pendenti, visto il forte contatto tra il bere in questo mondo e in quell’altro, come vediamo sulle pietre sparse in Scandinavia, in cui è ritratta la scena di Odino in rientro nel Valhalla.

Tutto questo mi porta alla considerazione che molte delle attività ritualistiche che ci pervengono dagli scritti narranti l’età del Ferro, possano avere un lungo e fitto collegamento con rituali ben più antichi, connessi alla Vita e alla Morte e sicuramente alla Signora dei Vani, quale tessitrice dei destini per eccellenza. Ecco perché è stata spesso pratica svolta dalle Donne stesse, quali portatrici di un rituale Sacro nato agli albori dei tempi.

Per approfondimenti: 

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Tröld*R: il Fjölkynngisbók. Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas edizioni.

Oppure tramite i corsi mensili svolti (attualmente solo) online.

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