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I fenomeni della morte e tutti gli altri eventi comuni nella vita quotidiana, hanno dato luogo a speculazioni sul mondo invisibile, che hanno gradualmente portato a una distinzione, anche se lieve in ogni momento, tra spiriti buoni e spiriti cattivi.

Questa divisione in epoca cristiana ha trovato terreno fertile, così come in tutte le fedi monoteiste, che hanno speso e coltivato il seme dell’ignoranza, opprimendo culture e realtà storicamente antecedenti.

La magia, l’astrologia e la stregoneria sono diventate di moda negli ultimi tempi, a causa dei movimenti new age e neopagani che hanno aiutato sì, ma anche sporcato l’arte occulta.

L’appello del misterioso e dell’occulto al pubblico contemporaneo, ha generato una considerevole letteratura sulla magia antica ed esotica allo stesso modo.

I classicisti hanno estratto fonti greche e latine per elementi di magia e stregoneria, facendo incursioni nei territori limitrofi dell’antico Vicino Oriente per paralleli, reali o presunti.  

Interessanti documenti sono sopravvissuti nella scrittura cuneiforme e sono espressi in lingue morte che sono state decifrate solo nel secolo scorso. Uno, il sumero, non è correlato a nessuna lingua conosciuta; l’altro, accadico, anche se appartiene alla famiglia delle lingue semitiche, diverge dai suoi parenti abbastanza da essere difficile da padroneggiare.  

In Mesopotamia sono conservati quei rituali che gli esorcisti annotano nei manuali e tramandano ai loro discepoli e successori di generazione in generazione; questi possono essere considerati i manuali scientifici ufficiali degli esperti.

La magia della gente comune probabilmente non è mai stata scritta e non abbiamo molto su cui lavorare quando si cercano confronti con la Mesopotamia. In un certo senso come accade per la stregoneria scandinava.

Spesso ricercare e rintracciare fasi e similitudini di popoli agli antipodi, è un arduo lavoro di ricerca svolto attraverso le dinamiche antropologiche dei popoli in esame.

Fino ai tempi più recenti (un secolo o due prima dell’era cristiana), hanno mantenuto le dottrine nella loro lingua originale, facendone traduzioni interlineari per l’uso nei templi e tra i medici: è per questo che possiamo parlare con tollerabile certezza su molti punti della religione primitiva di Babilonia.

Partendo dal concetto di mondo fantasma, notiamo che per la tracciatura di tavolette a noi pervenute, possiamo definirlo molto legato al popolo Vanico dell’area scandinava. Ovvero un mondo esistente e parallelo, assolutamente non innaturale, ma parte fondamentale della natura circostante, la stessa natura demonologica che stiamo cercando di rintracciare e che corrisponde a figure archetipali, archaiche e plasmatrici di un mondo assolutamente naturale con parti e semi appartenenti al Demone/Deità/Jötunn. 

Questa realtà naturale e demonologica è così per la natura europea, come per la vecchia Babilonia, dove il verbo diviene carne e sangue dei nostri antenati.

Attraverso il verbo io traccio questa natura demonologica.

Come affrontato più volte nel nostro terreno scandinavo, adesso vi esplico la realtà della vecchia Babilonia.

Partendo dal concetto diversificato dell’anima, sembra che questa o EKIMMU, letteralmente indichi “la cosa che viene portata via”, e possedeva per natura poteri soprannaturali.

Si credeva che l’anima umana disincarnata non possa trovare riposo, e così vaga su e giù per la faccia della terra; gli spiriti raccapriccianti, che erano metà umani e metà demoni, i demoni e i diavoli, i quali erano della stessa natura divina, cavalcavano sui venti nocivi o portavano tempeste e pestilenze. 

Il Sumero primitivo riconosceva tre classi distinte di spiriti maligni. Ciascuno di questi è stato suddiviso in classi in base alle diverse caratteristiche degli spiriti maligni, ed erano enunciati nella linea che ricorre costantemente UTUKKU LIMNU ALU LIMNU EKIMMU LIMNU GALLÛ LIMNU ILU LIMNU RABISU LIMNU, “occulto Spirito, demone malvagio, fantasma malvagio, diavolo malvagio, dio malvagio, demone malvagio “, ma questo non include assolutamente una valenza maligna, ma assolutamente natura duale.

Questo verbo è spesso amplificato dalle aggiunte LABARTU LABASU AHHAZU LILÛ LILÎTU ARDAT LILÎ

Il primo spirito malvagio, UTUKKU, era originariamente uno spirito, spettro o fantasma.

Questa forma di magia è inscindibile dalla natura necromantica, diversa da quella europea nel trattare il materiale osseo, ma similare nell’utilizzo legato agli antenati e spesso divinatorio.

Questa necromanzia era un metodo impiegato a guardare nel futuro, e un notevole esempio di esso si verifica nell’Epopea di Gilgamish. Il secondo dei sei, l’ALÛ, è un demone che si nasconde in angoli bui e caverne nella roccia, infestando rovine ed edifici deserti e sgattaiolando per le strade di notte.

Si dice essere un’apparizione orribile, a volte senza bocca, arti o orecchie, una creazione metà umana e metà diabolica portata probabilmente dal Demone divino LILÎTU o ARDAT LiLi.

Dopo la morte, le anime degli uomini e delle donne che morivano nel corso ordinario della natura entravano negli Inferi, “la Casa delle Tenebre, la sede del dio Irkalla, la casa da cui nessuno che entra viene più avanti”. 

Se per qualsiasi motivo queste attenzioni dei vivi dovessero cessare e lo spirito del morto viene dimenticato, allora lo spirito sarà costretto dalla fame e dalla sete a uscire dalla sua dimora nell’Ade per cercare sulla terra.

Un interessante lavoro per la tracciatura di queste dinamiche viene da R. Campbel Thompson, assistente nel dipartimento di antichità egizie ed assire del British Museum, nel lavoro “evil spirit” e successive traduzioni.

Interessanti sono i fantasmi delle donne che morivano di parto o mentre allattavano i loro bambini. L’idea è che tornavano in qualche modo a cercare il loro bambino. Questa è una forma comune di fantasma nei paesi orientali ed alcuni europei.

Tra i malesi, se muore una donna durante il parto, dovrebbe diventare un langsuyar

o un demone volante, un famiglio femminile. Per evitare questo, le perle di vetro vengono messe nella bocca del cadavere, l’uovo di una gallina viene messo sotto le ascelle, e gli aghi nei palmi delle mani. 

L’originale Langsuyar avrebbe dovuto essere una specie di Lilith. In India il fantasma di una donna che muore durante il parto è davvero un demone terribile, così come le

anime delle devote donne del tempio che muoiono di malattia, di uomini o fanciulle che hanno raggiunto un’età da marito e tuttavia muoiono nubili.

La fede nello spirito EKiMMU aveva ottenuto una tale presa sugli Assiri, che associavano agli spiriti dei morti, atti legati a divinazioni e premunizioni catastrofiche, non completamente liberi di muoversi sulla terra senza consenso del mondo ultraterreno. Un po’ come il processo della pratica legata alla Völva, quando deve compiere il rito all’esterno della casa di coloro che evocano il suo aiuto (1)

Il quarto spirito è il GALLÛ, un diavolo che forse a volte assume la forma di un toro, descritto come “il toro testardo, il grande fantasma”. Apparentemente non è né maschio né femmina; infatti è asessuato. 

Il quinto essere soprannaturale è ILU LIMNU, o “dio malvagio”, presumibilmente un termine più generale, perché è lasciato indefinito, e ci sono poche descrizioni, se non nessuna, di esso come gli altri spiriti.

Il sesto spirito, il RABISU, è un demone sempre in agguato. Che ricorda l’ALB della demonologia nordica (1).

Dei tre successivi, LABARTU, LABASU e AHHAZU, LABARTU ha tutta una serie di testi scritti contro di lei. E questo fa riflettere sulla manipolazione arcaica di un’importante deità.

È un demone femmina, la figlia di Anu. Si sentono storie discordanti su questo demone, e relative difese per i bambini esposti ai suoi attacchi.

L’AHHAZU era un demone di cui sappiamo poco o nulla. Lo stesso si può dire del LABASU, il cui significato è abbastanza incerto.

Un’altra triade di demoni portava i nomi interessanti di LILÛ LILÎTU ARDAT LILÎ.

La parola assira LILÛ dimostra che può essere collegato con lain, “essere abbondante”, lalu “sfrenatezza e lussuria” e lululascivia”.

ARDAT LILÎ diferisce dalla LILÎTU in quanto i suoi rapporti con gli esseri umani sono molto più vicini, ed assume così le funzioni dell’ebraico Lilith. 

La parola ARDATÛ, implica sempre una donna da sposare, uno spirito naturale ed irrequieto che vaga su e giù, costretto dal suo desiderio di vagare, incapace di riposare tranquillamente finché non è soddisfatta. Matrice del desiderio divorante.

Gli animali e i loro capelli erano largamente usati in queste cerimonie, e un grande accento era posto sulla verginità. Viene spesso menzionato un maiale giovane, ed i capelli/peli di un umano vergine; questa condizione è cerimoniale, ed era usata fino al Medioevo. 

Il Verbo del demone ruota in maniera ciclica all’interno delle tracce storiche ed antropologiche di una cultura apparentemente sepolta come quella assiro-babilonese e come quella scandinava che richiede un crescere incessante di ricerca archeologica ed esoterica, affinché possano rientrare in auge i vecchi culti, espropriati dalla natura falsificante delle monoteiste.

Per approfondimenti:

1) Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni


Foto: Relief panelca. 883–859 B.C.On view at The Met Fifth Avenue in Gallery 401This panel from the Northwest Palace at Nimrud (ancient Kalhu) depicts a winged supernatural figure.https://www.metmuseum.org/art/collection/search/322595

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