Articolo a cura di Chiara Conte

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L’albero nella mitologia nordica è inteso come sostegno del mondo. Infatti, i suoi tre componenti (radice, tronco, rami) possono essere paragonati ai tre strati dell’essere, ovvero luce, calore e siccità – opposti e complementari a buio, freddo e umidità.

Le radici scavano il sottosuolo, il tronco è legato alla vita del mondo di superficie, i rami si elevano verso il cielo.

Nel mondo nordico l’albero cosmico è di rilevante importanza. Sono stati fatti studi sulla base di reperti archeologici, tra cui incisioni rupestri che rappresentavano alberi su navi, segni della sua sacralità (per gli slavi e i lapponi rappresentava l’asse del mondo).

Inoltre, abbiamo una forte connessione tra l’albero e i riti sacrificali: legante citato in alcune saghe di stampo scandinavo, in cui viene anche intriso di sangue di cavallo.

L’importanza simbolica dell’albero fa sì che ogni sua parte sia sacra, partendo dalle radici fino a giungere ai rami: su di essi venivano incise appunto le cosiddette “Rune dei rami”.

Il ramo possiede forza vitale imponente: può fungere da bacchetta magica, è nutrito dalla linfa che sale dalla radice, e inoltre è da non dimenticare che alcuni hanno proprietà curative, come il sambuco.

Etimologia del sambuco

Il nome sambuco deriva dal greco “Sambyke” o “Sambukeo”; alcuni studi lo hanno associato per il termine a uno strumento musicale che si realizzava con i fusti dei rami svuotati del midollo.

Nell’etimologia inglese della parola troviamo sambuco scritto come “Elder” derivante da “Aeld”, detto anche “fuoco”, poiché i suoi steli erano usati per appiccare incendi.

In latino lo troviamo come “Sambucus Nigra”, citato così da Plinio Il Vecchio nel suo “Naturalis Historia”. Lui scrisse del sambuco e delle sue proprietà approfondendo alcuni metodi di cura per rilassare il basso ventre o curare il morso di un cane.

Panoramica simbolica, sacrale ed esoterica.

Nel folklore abbiamo testimonianze riguardo l’utilizzo del sambuco in Europa: storie e leggende legate a divinità.

Per esempio, da alcuni è considerate protettore, da altri il male da debellare, da altri ancora (slavi su tutti) veniva persino piantato col fine apotropaico. Una credenza popolare afferma che, se ci troviamo sotto i suoi rami la notte fra il 23 e 24 giugno possiamo incontrare il Re degli elfi insieme al suo popolo.

Le sue foglie venivano anche strofinate sui ferri di cavallo per evitare che arrugginissero

Nelle leggende germaniche si parla del sambuco in qualità di flauto realizzato con i suoi rami da tagliare in un luogo dove non era possibile udire il canto di un gallo.

Nella zona austriaca, oltre a essere protettore, aiutava anche le giovani fanciulle a trovare marito, attraverso pratiche lunghe e con sigilli particolari.

Anche alcuni grandi autori vollero parlare di lui, tra cui ricordiamo William Sheakspeare che lo ha citato nella sua opera “Il cimbelino”:

Fà che il dolore,

sambuco puzzolente, sciolga le maligne

sue radici dalla vite che fiorisce!

La magnificenza del sambuco fin dall’età della pietra non smette mai di essere intriso di grandi qualità, ne fa i suoi onori la medicina ma ancor di più il folklore dei vari popoli del mondo che lo hanno onorato fin dalle prime leggende, “l’albero della Madre” che non era saggio offendere.

Purtroppo con l’arrivo del partriarcato il folklore prese una piega diversa, furono occultate  dalla loro importanza e ci fu la demonizzazione della Dea intesa come Madre, resa viva, però, dalle tradizioni pagane e dalla mitologia che da sempre si afferma nella figura del sambuco.

Gli anziani, per esempio, parlavano di una pianta sacra che al suo interno ospitava Frau Holla “Dea Inverno”, insita nella sua Natura come dispensatrice di vita e morte.

Anche per questa ragione, alcuni accorgimenti ci mettono in guardia dal sambuco. Tagliare i propri rami o arbusti senza un dovuto permesso da parte dell’abitante che lì risiede porta a morte certa.

Per questo motivo non bisogna mai improvvisarsi streghe o conoscitrice di arti occulte; si deve, invece, studiare, studiare, studiare e praticare per poter non andare incontro a situazioni spiacevoli, da cui, talvolta, non si può più far ritorno.

Per approfondimenti: 

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Tröld*R: il Fjölkynngisbók. Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas edizioni.

Oppure tramite i corsi mensili svolti (attualmente solo) online.

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