Vorblót

 

Il Vorblót è la festa di primavera, coincidente con la festa di origine germanica Ostara, che ha fondamento nella proto cultura europea e che si sviluppa per tutte le aree europee e nord europee.

La datazione di tale blót varia a secondo del canale astrologico legato alla civiltà del tempo. Se vogliamo esser più fedeli al culto basta mantenere il tempo margine che va dall’avvio dell’equinozio fino al primo aprile (concomitanza del calendario Anglosassone).

Per il popolo scandinavo tale momento era contornato da un blót (vedi articolo Rituali e Blóta ) per propiziare l’arrivo della bella stagione e per la riproduzione in toto.

L’equinozio di primavera ricade a marzo nell’emisfero boreale ed è anche detto punto vernale o punto dell’Ariete per la simbologia ad Y che ricorda un Ariete.

Il Vanatrú Italia si associa alle pratiche (blóta) ethene ed in più accorpa la valenza dell’ariete e del cinghiale come elemento portante dell’altare interno.

Nel mito slavo tale Signora della primavera si collega a Šiva, Siva, Siwa, Żiwia, Sieba o Razivia, simbolo della fertilità e dell’amore. Come ogni nome contenente –iwt, associamo le Deità legate allo sviluppo ed al benessere delle case e degli uomini che vi dimorano.

È spesso rappresentata come una giovane donna con i capelli molto lunghi. Prima della diffusione delle religioni monoteiste era venerata soprattutto nel territorio tra Polonia e Germania.

Il suo nome era connesso al vivere e rinascere. In Russia si festeggia il primo maggio, giorno di Zhivin (che significa “dare vita”) qualificandola come Signora della vita, della primavera, della fertilità, delle nascite e del granturco.

Tanti sono parallelismi datoci dall’Aniczkow, tra i culti russi e finnici. In particolare a Kiev dove fu costruito il monastero della grotta si trovano vari santuari pagani Kapiszcza in cima a dei colli dove si festeggiavano delle celebrazioni spesso collegate agli equinozi.

 

I lapponi e Finnici si collocavano spesso su dei poggi dei simulacri simili  di pietra mentre nelle grotte mettevano gli stessi ornamenti votivi con statuette di legno (spesso Betulla) scolpite durante le cerimonie.

Adamo di Brema, per esempio, rappresenta il grande blót di Uppsala
come festività legata all’equinozio di primavera, mentre Snorri lo mette un po’ prima. Ancora nel 1020 queste tre feste erano all’apice dell’importanza, in relazione aglio innumerevoli elementi sacrificali inerenti a tale festività.

Per il popolo scandinavo il collegamento al Vanidis era fondamentale, per cui i vari rituali servivano a propiziare la benevolenza dei Vanir, soprattutto Frey e Freya, in relazione “al’Einma” il mese dell’ultimo inverno (marzo aprile).

 

Simbologia aggiuntiva inerente agli altari interni da integrare per il vorblót associate al Vanatrú Italia ed al folk scandinavo:

Candele rosse, fiori secchi da giardino
Incenso: Ambra, Mirra, Muschio ed Olibano
Rune: Jera e Berkana
Coppa per sumbel
Coppa sacrificale (la calvaria)
Ariete

Cinghiale
(Uova e lepre solo nella fazione Anglo)

 

 

 

 

Per approfondimenti sulle tradizioni scandinave, i relativi blóta ed annesso calendario:
Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Rún i tre aspetti di una Runa, Anaelsas Edizioni.

 

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