Articolo a cura di Irene Benetti

🇬🇧

L’attività di ricerca è fondamentale per noi perché valorizza l’atto del ricordo, restituendogli concretezza storica ed archeologica.

Lo studio del fil rouge che lega la nostra tradizione scandinava alla tradizione orientale è l’obiettivo di questo articolo, primo di una serie che ne prenderà in considerazione i collegamenti e le similitudini.

Il viaggio inizia in Cina, la cui complessa storia si articola in cicli dinastici.
Le prime tre dinastie furono la dinastia Xia (2017 – 1600 sec. a.C.), la dinastia Shang (1675 – 1046 a.C. ) e la dinastia Zhou (1122-222 a.C).

Delle prime due, inizialmente considerate semi-mitiche, ne abbiamo testimonianza archeologica grazie alla dinastia Zhou e alle due dinastie che seguirono, la dinastia Qin (221 – 226 a.C) e la dinastia Han (206 a.C – 220 d.C).

La divinazione è una delle prime connotazioni fondamentali della civilità cinese, testimoniata dal ritrovamento delle ossa oracolari, fonti epigrafiche di grandissimo valore in quanto giunte fino a noi nelle loro forme originali, senza manipolazioni successive. 

Furono scoperte in una farmacia nel 1899 dal filologo Wang Yirong che acquistò, su prescrizione del medico, ossa fossili chiamate “ossa di drago”.
Notando i segni incisi su alcune di esse, ne comprese immediatamente il valore e le sottopose ad esperti paleografici che confermarono la sua intuizione: si trattava di una forma di scrittura che anticipava di un millennio quella considerata fino a quel momento come la più antica, risalente ai bronzi commemorativi e rituali dell’epoca Zhou. 



La scoperta permise di comprendere le tappe fondamentali dell’evoluzione grafica della Cina, che ad oggi possono essere considerate quattro:

  • I proto caratteri delle ossa oracolari (epoca Shang)
  • Scrittura arcaica dei bronzi commemorativi e rituali (epoca Zhou)
  • Scrittura chiamata “piccolo sigillo” (epoca Han)
  • Scrittura moderna 
  • Scrittura semplificata, in vigore nella Repubblica Popolare Cinese (dal 1950 ai giorni nostri)

Il sistema di divinazione tramite ossa oracolari prevedeva la lavorazione di un osso, solitamente scapole bovine, gusci o carapaci di tartaruga, praticando scanalature corrispondenti alle possibili risposte. 

Venivano poi esposti al fuoco affinché producessero delle crepe che permettessero di formulare un responso basato sulla forma e sul rapporto tra crepe e scanalature.

Domande, risposte e responsi venivano anch’essi incisi sulle ossa utilizzate per la divinazione, usanza che ha permesso agli archeologici e agli storici di conoscere anche i nomi delle malattie per le quali si chiedeva aiuto all’oracolo.

Nelle ossa oracolari ritrovate negli scavi effettuati ad Anyang, villaggio di Xiaotun, troviamo presenti oltre 3000 proto caratteri, tra cui il carattere “Wu”, ovvero sciamano, il cui omofono di diversa grafia significa “danza”: nello studio dei caratteri e dei loro significati espliciti ed impliciti, si mettono in parallelo i caratteri con la stessa pronuncia per spiegarne uno alla luce dell’altro, come previsto nello Shiming (1) 

Il ritrovamento fortuito delle ossa articolari diede anche inizio agli scavi archeologici che restituirono preziosissimi reperti, permettendo di riscoprire usi e costumi dell’epoca Shang, periodo fiorente e produttivo considerato fino a quel momento solo mitologico.

Gli sciamani Wu, considerati i primi medici della Cina, originariamente erano donne: agli uomini sciamani veniva assegnato un carattere differente, “Xi”.

Questi due caratteri sono di grande importanza perché costituiscono una delle prove dell’egualitarismo tribale presente in Cina fin dal periodo Neolitico prima dell’introduzione del patriarcato durante la dinastia Zhou, che progressivamente condannò e represse il potere delle Wu del quale abbiamo testimonianza tramite descrizioni dalla grande potenza evocativa:  

“Le donne wu danzavano danze a spirale, parlavano il linguaggio degli spiriti e intorno a loro gli oggetti si sollevano in aria e si scontravano, potevano rendersi invisibili, si laceravano con coltelli e spade, sputavano fuoco, venivano portate via su una nuvola che risplendeva come fosse piena di fulmini.” (2)


In questa scritta, originariamente presente su un osso oracolare, due mani fanno un’offerta che viene ricevuta dall’alto. Due figure danzano intorno a un palo centrale  dove sono rappresentate le mani di una sciamana con il tradizionale vestito rituale, con maniche lunghe. I due caratteri a destra rappresentano i caratteri wu/mo “shaman”

Quando la divinazione tramite le ossa oracolari cadde in disuso, l’arte divinatoria rimase comunque prerogativa delle Wu, così come conoscenza delle erbe e delle loro virtù terapeutiche, il controllo dei fenomeni atmosferici e la cura delle malattie tramite tecniche di movimento fisico e vocalizzazione(3).

Nel 1976 il ritrovamento della tomba della regina Fu Hao, moglie dell’imperatore Wu Ding, fu sconvolgente. Regina, capo militare e sciamana in un’epoca in cui il patriacato feudale già si adoperava con tenacia per eliminare il contributo femminile da tutte le storiografie ufficiali: nessuno poteva supporre che le regine potessero godere di un tale prestigio nell’età del bronzo, come invece testimoniano le ossa oracolari in cui il suo nome viene menzionato ben 150 volte (4).

Bibliografia e note

(1) Dizionario etimologico del II secolo d.C

(2) De Groot, The Religious System of China

(3) viene testimoniato nello Shan Hai Jing, il “Classico delle montagne e dei mari”, testo fondamentale attribuito all’imperatore Yu, mitologico fondatore della dinastia Xia.

(4) D. Eliseff, “La donna nella cina imperiale”, 1991, pp. 29-33

– Giulia Boschi, “Medicina Cinese: la radice e i fiori”, Casa Editrice Ambrosiana

  • Crediti delle foto ai rispettivi proprietari

____

*Gli “share” senza citazione della fonte sono elemento di querela poiché si ledono gli elementi del copyright sanciti dalla legge italiana* 



Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *