Articolo originariamente uscito su Alb Italia.

Az (Avarizia) e Niyaz (Volere), come descritte nelle opere Medio Persiane del Manichee e nello Shahnameh di Ferdowsi, sono i demoni più potenti e distruttivi.

Sono custodi del sapere archetipale.I nomi di questi demoni sono menzionati nelle fonti zoroastriane, zurvanite e manichee; nella maggior parte dei casi sono stati indicati come una coppia di esseri soprannaturali strettamente collegati tra loro.Nei suoi aspetti mitologici e religiosi, Az rappresenta sempre la gola e l’insaziabilità, al contrario di XVarsandih (Contentezza), agendo insieme a Niyaz.Az nei giovani testi avestani è indicato più volte ed è l’avversario di Atar (il nome del Dio del Fuoco, figlio di Ahura Mazda). Nei testi del medio persiano, invece, è il demone che custodisce nella vita dell’essere umano l’Immoralità, rappresentando la minaccia più grave per Tuxiagih (pio sforzo) al servizio di Ahura Mazda .Ad esempio nel Bundahiin leggiamo: “Az è quel demone che ingoia [ogni] cosa e quando non trova nulla per saziare il suo bisogno (Niyaz), mangia dal proprio corpo”.

Nella teologia Zurvanite, Az ha un’importanza primaria come leader delle orde demoniache. Az gioca un ruolo importante nel sistema gnostico manichea.Secondo un testo dei Parti, Az è una figura femminile ed è “madre dei demoni (mad ce dewiin)”, da cui proviene ogni peccato.Formò il corpo umano e vi imprigionò l’anima.

Az è Hyle, Materia, il Male stesso, come potere attivo e invisibile (menogih) del corpo; questo demone poteva essere pericoloso perché andava contro i principi della salvezza umana. Cosa alquanto contraddittoria se si prosegue la storia di questo demone, in quanto si riscopre la sua funzione di compagna Arimane, il portatore della fiamma nera, e se si considera il principio della materia oscura (vedi articolo sul Sole Nero).Nei testi e nei lessici del Nuovo Persiano, Az è usato nel senso di Avidità, Lussuria e Concupiscenza. Secondo Dehkhoda, ci sono 28 casi di utilizzo di Az nel testo dello Shahnameh, e 48 casi di esso nelle poesie di 12 poeti, dal X fino al XIV secolo d.C. Zaehner ha supposto che Az abbia, almeno in uno dei casi in cui viene utilizzato lo Shahnameh, il senso di “morte” .
Tutti [gli esseri umani] sono saliti alla porta di Az; [Ma] la porta del segreto, non si è aperta verso nessuno.

L’archetipo di questo potente demone può relazionarsi essenzialmente all’archetipo del demone Helvíti.Il demone ha in sé un atto creatore e contenitore: crea e controlla la tradizione di nostro riferimento. Così denominato può essere un appartenente alla classe Jötunn, poiché secondo il mito, la creazione e le fattezze del gigante Ýmir hanno dato la vita. Una fattispecie generatrice dell’unione del caos e dell’atto creativo.Helvíti è una nostra scoperta ed intuizione che accorpa tutti gli archetipi legati agli Jötnar di cui potete trovare menzione nei nostri volumi.Helvíti è l’essenza di ogni archetipo demonologico presente nella tradizione scandinava. Da Gullveig a Viðólfur, da Fenrir a Surtr.

Helvíti è la totale Unione di opposti che genera equilibri e mutamenti. Come spiegato nell’omonima nostra opera.Gli spiriti della natura erano stati integrati in una demonologia vernacolare che esisteva nel rapporto dialogico con le dottrine del clero sulle potenze del male.La diabolizzazione del mondo locale degli spiriti della natura è durata per secoli, ma le prime fonti su queste credenze sono scarse rispetto alle raccolte ricche e sistematiche del folklore estone a partire dalla fine del XIX secolo. Il diavolo ha un prototipo nella mitologia pre-cristiana: il Signore degli Inferi e dei Morti.Prototipo che si nota essere comune a tutte le culture europee ed extra europee. La parola diavolo deriva dal verbo greco “diabàllo” che significa separare, porre frattura oppure, in senso metaforico, ingannare. Un termine composto da dia “attraverso” e bàllo “getto, metto, lancio”. Da qui ci avviciniamo al significato più ampio di diavolo come colui che crea, attraverso il non reale, ed opera altresì una separazione tra uomo ed immaginario divino, nonché tra uomo e uomo.

Questa frattura sedimenta nell’animo di ogni individuo e permette così la vista della realtà sovrastante ogni senso. Solo posteriormente i cristiani adottarono il termine per farne il loro obiettivo di controllo di molte menti labili.

Le stesse menti di ragazzini che giocano a fare gli esoteristi, che ancora se sentono nominare “Diavolo” lo accorpano alla figura delle specie abramitica. Il diavolo è un termine “simbolo” (che per necessità entra in gioco), di matrice greca, ed indica in realtà “unione ed armonizza gli opposti”. Armonia dunque tra significante e significato, idea e sua stessa rappresentazione.

Il simbolo è l’armonizzazione del διαβάλλω (diabàllo, il termine poi “usurpato” dai cristiani e dai “paganelli”).Da qui ci avviciniamo al concetto di RUNE, come idea che diventa simbolo. Le Rune sono l’essenza che ci permette di agire tra opposti, tra caos ed ordine… separazione ed armonia, demoni e deità, HelVíti e Viðólfur.Se indaghiamo bene la figura di Hel troviamo un enorme assioma con Az, soprattutto nello sviluppo del leikinn.

Come avviene per i tutti gli altri Jötnar, la loro liberazione da un concetto di costrizione avuta nei secoli trascorsi, potrebbe altresì permettere una magnifica rilettura di ciò che rappresenta il libero operato della strega scandinava.

Az accuratamente trasmesso in tutti i testi del Nuovo Persiano, specialmente nello Shahnameh, incluso questo verso speciale, ci mostra che il termine chiave Azhas in nessuno dei casi aveva il significato di “morte”, e dal punto di vista mitologico non rappresenta il demone della morte. Questo demone, nei testi Avestan, è stato chiamato Asto.vidotu (Colui che dissolve le ossa, Spezza le ossa, Divisore del corpo). Distrugge la vita in collaborazione con Vayu (il demone del tempo dannoso) e nessuno può sfuggirgli.Esattamente come avveniva per Hel, alla quale furono affidati i segreti della morte e della vita.

Nel libro Gylfaginning, possiamo notare dei passaggi particolari come nella fine del capitolo 49, dove abbiamo la morte di Baldr e Nanna. Hermóðr, descritto come il fratello di Baldr in questa fonte, si propone ad Hel a cavallo per recuperare il Baldr defunto. Hermóðr cavalca per nove notti tramite valli così profonde e scure.

Procede per il ponte dove incontra la guardiana Modgud. La guardiana dice anche che i morti appaiono ad Hel con un colore diverso rispetto alla vita reale e che per arrivare ad Hel deve andare «verso il basso e verso il Nord», «cadere giù come un morto» (niðr ok norðr), «essere morto»; lì avrebbe trovato la strada per Hel […].Móðguðr er nefnd mær sú er gætir brúarinnar.Hon spurði hann at naf- ni eða ætt ok sagði at hinn fyrra dag riðu um brúna fimm fylki dauðra manna, «en eigi dynr brúin jafnmjǫk undir einum þér, ok eigi hefir þú lit dauðra manna. Hví ríðr þú hér á Helveg?».Hann svarar at «ek skal ríða til Heljar at leita Baldrs. Eða hvárt hefir þú nakkvat sét Baldr á Helvegi?» En hon sagði at Baldr hafði þar riðit um Gjallarbrú, «en niðr ok norðr liggr Helvegr» (Kindirúnar).Il metodo tradizionale di introduzione delle storie nella poesia persiana, vede il poeta preparare la mente del lettore ad affrontare la scena principale dell’evento catastrofico, e quindi fornisce un termine chiave per i suoi lettori in questa ricerca: Attraverso l’alterazione della parola.La stessa cosa accade in molti racconti scandinavi.Spesso si cerca di avvisare delle azioni pericolose dei demoni in una concezione mitologica, almeno come temperamento di immoralità nella vita umana.

L’alterazione nell’antica Persia è molto diversa da quella scandinava, ma il criptaggio che racchiude l’azione propria del soggetto in questione, ha una funzione simile alle kenningar.Difatti “Kenna eitt við”, ovvero il kenning, spesso è associato alla pratica di alliterazione ricorrente in molte forme poetiche.Se esaminiamo il ruolo della parola, oltre alla funzione criptica scandinava, notiamo che anche la qualifica del demone viene racchiusa nel nome dello stesso. Surtr, il nero, la fiamma nera del potere occulto che genera conoscenza.Loki, spesso associato alla parola “logi”, fiamma oppure dalla radice germanica *luk- ovvero chiusura/chiave e così via.

Come estratto dal nostro volume, il nome proprio femminile di Hel è identico al nome del luogo su cui lei governa ed alle qualità intrinseche.La parola, come esposto nell’enciclopedia universale, ha affini in tutti i rami delle lingue germaniche che relazionano con l’inferno.

Ad esempio l’inferno in lingua inglese moderna è Hell, Helle in old frisone, Hellia in old sassone, Hella in tedesco e Halja in gotico. Tutte le forme derivano in definitiva dal nome femminile proto-germanico ricostruito *xaljō o *haljō (luogo nascosto, occulto).

A sua volta, la forma proto-germanica deriva dalla forma della radice proto-indoeuropea *kel-, *kol-: ‘coprire, nascondere, salvare’, e di questo troviamo un’accurata analisi su Kindirúnar.

Come la stessa correlazione del Valhalla, -halla si identifica in via del defunto, luogo nascosto, marginale al limite dei nove regni.Si narra che Hel ebbe come consorte Dyggvi, il re svedese.Þjóðólfur dá Hvinir nell’Ynglingatal narra:

[…] il re per se stessa ragazza di Loki ildefraudò Signore fece di lui leikinn (manifestazione del potere di Hel) della stirpe di Yngvi nel suo potere.

Stessa cosa che avvenne nel racconto archetipale che unisce i due demoni Az ed Arimane.Hel fece di lui (Dyggvi) leikinn, manifestazione del potere di Hel).Tutto il sistema verbale indo ha una forte correlazione con la fase Persiana ed Ittita.Il sistema verbale tradizionalmente ricostruito per l’indoeuropeo – principalmente sulla base del greco antico, del vedico e dell’avestico –, codificato nell’opera di Brugmann (1904, 1913) è costituito da una serie di categorie funzionali che trovano variamente espressione nelle categorie flessionali delle lingue storiche […]

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