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Per comprendere bene questo passaggio mitologico di notevole importanza per la

stregoneria scandinava, ripartiamo dalla concezione dell’hamr come una delle parti che compongono l’anima (1).

Hamr è il corpo astrale. È la consapevolezza e capacità di apprendere attraverso la mutazione corporea. Boyer afferma che Hamr è “la forma interna che sposa intimamente l’involucro corporeo […] questa forma cava di cui le nostre apparenze sono l’espressione visibile” (2).

Per alcune streghe, staccarsi dal proprio corpo rappresenta un atto stregonico unico in Europa del Nord, dove la forma di sdoppiamento come atto sciamanico di assoluto controllo, permette di liberarsi dallo spazio e dal tempo (3).

Sempre secondo Boyer, è più corretto parlare di “liberare l’hamr ”, o “estrarre l’hamr ”, che parlare di metamorfosi. È un andare oltre i limiti della propria mente e del proprio corpo. Una relazione costante tra l’individuo e l’animale.

La strega del nord si dice che “viaggia nella sua forma”, fino a trovare il suo alleato, la sua forma stessa, che “diventa la più potente forma” (hamrammr), il cui potere è in costante aumento.

L’hamr è ciò che permette di svolgere trance estatiche connesse ai berserker e ulfheðnar. Ulfheðnar, detti anche wolfcoats, sono i possessori della Ulfrún (4), la runa del lupo, nota come runa del wolfrune. Anche in questo caso l’idea diviene simbolo che si avvolge nella struttura delle tradizioni popolari.

La mitologica runa del lupo viene indagata attraverso la storia evolutiva di un oggetto antico in uso nel centro Europa. Si ispira alle storiche trappole per lupi, composta da due parti metalliche e una catena di collegamento.

La parte superiore della trappola ricordava una falce, con un anello all’interno, che veniva fissata tra i rami di un albero nella foresta, mentre la parte inferiore, su cui venivano appesi gli avanzi di carne, era un gancio destinato a essere inghiottito da un lupo (conosciuta come Wolfsanker “lupo-ancora” o Wolfsjagd, Doppelhaken “doppio gancio”).

Questo simbolo antico di scambio sacrificale, dono e ricezione dell’elemento legato al doppio della tradizione esoterica germanica e scandinava, era composto da più elementi runici indicatori di comunicazione, cattura e discesa tra i mondi per liberare l’hamr.

In antichità il gancio del lupo era simbolo di libertà, protezione (esoterica) e indipendenza: nel XV secolo era l’emblema delle rivolte popolari contro i principi tedeschi. Le streghe in atto di licantropia erano anche chiamate ulfheðnarf, “manti di lupo”.

Un termine che compare nel poema eddico Hárbarðsljoð che ha una controparte femminile (vargynjur) (5).

Il vargúlfr era associato alle tradizioni occidentali riguardanti il lupo mannaro da cui derivano diverse fonti con l’aiuto del professor Lecouteux, in “Elle courait le garou: Lycanthropes, hommes-ours, hommes-tigres, une anthologie”: la prima fonte è l’antichità classica; la seconda fonte è germanica e si riferisce a una credenza particolare riguardo l’anima, che può lasciare il corpo e assumere la forma di qualsiasi animale; la terza è folcloristica e si
ritrova in innumerevoli racconti e leggende: spogliarsi del proprio io perché avvenga la
trasformazione.

Tra il 1160 e il 1170, Marie de France fece eco a questa terza tradizione in Le Bisclavret,
dove abbiamo un lupo mannaro, che se non avesse recuperato i suoi vestiti umani, non
avrebbe potuto trasformarsi di nuovo in un uomo.

Secondo il folk, la trasformazione è innescata da vari elementi: da un unguento, da un ramo, da una pelle di lupo, da un incantesimo, da una maledizione e da un malefico.

Nella Germania settentrionale la trasformazione era spesso associata al possesso della pelle di lupo. Tra gli slavi e i tedeschi medievali, il bambino nato con un pezzo della membrana amniotica sulla sua testa, era predestinato a essere un lupo mannaro.

Ci sono diversi modi con cui un lupo mannaro può tornare alla forma umana: recuperando i suoi vestiti, essere chiamato lupo mannaro da qualcuno che lo incontra oppure venendo ferito.

Se la trasformazione è stata causata da un incantesimo o da una maledizione, si può anche costringere la strega a pronunciare il controincantesimo.

Una volta si credeva che l’essere umano avesse diversi Doppi animali e che questi
potessero essere rilasciati durante il sonno, il coma o la trance. Questa capacità è un dono, spesso ereditato dai propri antenati.

Il lupo è quindi solo una delle possibili forme animali; esistono altri tipi di creature mannare, come confermano gli antichi testi scandinavi.

In una fonte islandese, per esempio, troviamo un uomo che adotta la forma di un toro per combattere uno dei suoi nemici che ha assunto la forma di un orso (Landnámabók, cap. 350).

C’è anche la storia del guerriero Bödvar Bjarki, il cui Doppio, sotto forma di orso, presta assistenza ai suoi uomini mentre stanno combattendo una battaglia.

Dietro tutte queste trasformazioni e a tutti questi atti di mutaforma, c’è sempre ridondante l’atto sciamanico: quando lo sciamano è in trance il suo spirito lascia il suo corpo e, in forma umana o animale, va nell’aldilà per uno scopo preciso (6).

Note:

1 Su alcune parti dell’anima secondo la tradizione scandinava (articolo su vanatru.eu)

2 Régis Boyer, le monde du double, la magie chez les anciens scandinaves, L’Ile Verte Berg International, 1986

3 Forme di stregoneria (articolo su vanatru.eu)

4 Una delle madri di Heimdallr

5 La figura del beserkr, spesso associata anche agli Ulfheðnar, compare spesso nelle saghe. Fu menzionato per la prima volta nel IX secolo

6 Aðalheiðr Guðmundsdóttir, “The Werewolf in Medieval Icelandic Literature,” Journal of English and Germanic Philology.

Photo: Monster 1493 Npart-Wolf Part-Human Monster Woodcut

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