Materia Oscura del Sole Nero

Articolo originariamente pubblicato su Alb Italia

La materia è il substrato da cui deriva l’esistenza fisica che rimane più o meno costante in mezzo ai cambiamenti.

La parola “materia” deriva dalla parola latina māteria, che significa “legno”, o “legname”, nel senso “materiale”, distinto da “mente” o “forma”.
Nella filosofia greca antica, arche (ἀρχή) è l’inizio o il primo principio del mondo. 

Filone, nella costante ricerca del principio di materia originaria, sosteneva che la stessa fosse la base del male.

Questo apporto sarà successivamente elaborato dallo gnosticismo moderno che ne trarrà una costante ricerca della totale liberazione.

Nonostante ciò che molti storici dello gnosticismo possono aver detto, sulla visone illusoria della materia credo che alcuni siano giunti a queste conclusioni un po’ ‘scoraggianti’, osservando il mondo naturale ed il comportamento umano.

La materia così intesa, in campo esoterico e filosofico, ha la proiezione in opposto che genera nella cosiddetta materia oscura… materia non nota e soprattutto non percepita.

Facendo un salto al concetto di materia oscura, si ritiene, attraverso il campo scientifico, che sia una forma di materia che rappresenti circa l’85% della materia nell’universo e circa il 27% della sua densità totale di massa-energia o circa 2,241 × 10−27 kg / m3.

La sua presenza è implicita in una varietà di osservazioni astrofisiche, inclusi gli effetti gravitazionali che non possono essere spiegati dalle teorie accettate della gravità, a meno che non sia presente più materia di quanto si possa vedere.

Per questo motivo, la maggior parte degli esperti pensa che la materia oscura sia abbondante nell’universo e che abbia avuto una forte influenza sulla sua struttura ed evoluzione.

La materia oscura è chiamata oscura perché non sembra interagire con il campo elettromagnetico, il che significa che non assorbe, riflette o emette radiazioni elettromagnetiche, ed è quindi difficile da rilevare.

Non è certamente questa la sede per discutere la parte fisica di un concetto ancora in piena espansione; la citazione è solo introduttiva per cercare di dare una visione più ampia di ciò che si identifica la parte più oscura del divenire, allacciandosi ad una forma preesistente in natura.

Per comprendere l’esistenza di un concetto così complicato, è necessario introdurre il componente primario di tale percezione: il sole nero.
Esotericamente il sole nero è sostanza della materia oscura.

Il colore nero è spesso concepito come l’opposto del bianco, e a questo si aggiungono associazioni stabilite culturalmente in Occidente: il bianco con la luce, il giorno, la vita, il bene, ecc.;  il nero con l’oscurità, la notte, la morte, il male.

Il Sole Nero come concetto, sia come simbolo visivo che come astrazione, è nella sua essenza connesso a tutte e tre queste forme di base dell’Alterità.
Esse sono spesso intrecciate e si influenzano a vicenda, abbastanza frequentemente in un momento di pari qualità, nelle parole di Rudolf Otto, mysterium tremendum et fascinans, un’alterità trascendente di fronte alla quale l’uomo trema ed è affascinato allo stesso tempo, respinto e attratto.

Una forma estrema di sublimazione demonologica.
Ciò rende anche piuttosto difficile, come afferma Voronov, scrivere qualcosa come una storia dell’idea del Sole Nero, poiché il concetto sembra in qualche modo completare la sua funzione già dal suo aspetto. 
Una caratteristica distintiva del (o di un) Sole Nero è la sua connessione logica alla negatività. Non è il sole ordinario. In sintesi è (secondo l’immaginario) in opposizione binaria diretta; basta far riferimento a fenomeni naturali come le comete e le eclissi solari, non sono gli unici misteri celesti a suscitare l’immaginazione nel corso dei secoli. 
In fin dei conti questa visione bigotta e chiusa, vive tuttora nell’immaginazione di chiunque legge tematiche proprie delle correnti più estreme del prodotto esoterico evolutivo.

Secondo la ‘Teoria solare’ presentata in The Secret Doctrine (1888) di Blavatsky, il nostro sole è solo un riflesso del vero sole dietro esso: un sole nascosto che è la fonte autogenerante del “fluido vitale”.
Il tema ha attratto filosofi, tutti guidati da un desiderio di esplorare la fonte ultima di tutto. Nella famosa Allegoria della Caverna di Platone, la realtà più alta e fondamentale è costituita dalle Idee trascendenti, la cui origine metaforica è il sole.

Platone usa anche la metafora del sole come fonte di illuminazione non solo fisica ma anche intellettuale.
Tradizionalmente il tutto era associato al lato notturno della realtà, al mondo dei sogni, all’irrazionale, agli orrori.

Ma in epoca romantica tutto ciò cede il passo al risveglio del senso ideale connesso al ritorno alla ricerca del passato. Una sorta di ricerca dell’origine di ogni essere, il primordiale Urgrund.

La visione del mondo dei primi romantici, specialmente come espressa nella filosofia di F.W.J. von Schelling (1775-1854), è largamente ispirata dalla teologia mistica di Jacob Bohme e dalle idee razionaliste di Baruch Spinoza. 
Una forza che necessariamente è dualità, poiché tutto dipende dall’opposizione e dalla tensione in contraddizione. 

Questa forza primordiale, die Urkraft, è l’essenza del Demone: la Volontà. 
Schelling e i suoi contemporanei, nella corrente romantica, condividevano l’idea che affinché la vita ringiovanisca e sostenga l’Essere in quanto tale, deve esserci un movimento continuo avanti e indietro dalla fonte primordiale della prima venuta all’esistenza. 

L’uomo è parte della Natura, e questo vale anche per tutti gli esseri umani: tutti noi portiamo il potenziale per oltrepassare i confini del Tempo (perché il tempo, come lo concepiamo abitualmente, in realtà non ci separa né dal passato né dal futuro) e torna a quello arcaico del Prima, per riattaccarsi all’Urkraft e riguadagnare la Conoscenza primordiale.

La Volontà è un desiderio di Totalità, Illuminazione, una ricerca della fonte Originale dell’Essere – potremmo anche chiamarlo il Sole nero, la fiamma nera.
Il ritorno a questa ricerca ci permette di rintracciare un segno importante nella concezione e nel reale processo di solarizzazione sciamanica presente nelle opere in spá ók sýn, della pratica connessa al Vanico.
Per arrivare a ciò io devo esser consapevole della presenza di due soli in un costante processo di dualità e perfezione. Dualità del solare già presente nel mito scandinavo è riscopribile attraverso la presenza archeologica.
Il simbolo del sole in Scandinavia è diventato popolare durante l’età del bronzo. È apparso come cerchi concentrici, spirali e croci con ruote. Spesso si trova in coppia con cavalli o navi. 

Lo sviluppo di questi simboli (carri e navi) dall’età del ferro preromana (circa 500 a.C.) e fino alla fine dell’età vichinga (1000/1100 d.C.), evolve nell’uso e nel significato, mentre il sole sembra scomparire dopo il 600 d.C. e il primo periodo delle pietre figurate di Gotland. Se prendiamo queste immagini per avere un significato religioso o rituale significativo, questo cambiamento implicherebbe una diminuzione del rispetto del sole.

Questo periodo tra 500 d.C.-600 d.C. fu un periodo di cambiamento non solo nelle immagini artistiche, ma anche nelle pratiche religiose che credo siano correlate, in particolare per quanto riguarda il significato del sole.
Assistiamo ad una scomparsa dell’adorazione del sole e delle credenze correlate per un lungo periodo di tempo in Scandinavia, come supportato dall’arte e come riferiscono le antiche religioni nordiche e le credenze (poesia eddica e scaldica).

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Per approfondimenti:

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Tröld*R: il Fjölkynngisbók. Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas edizioni.


Per ulteriori informazioni:
www.philosophytalk.org

plato.stanford.edu

Otto, Rudolf, The Idea of the Holy
Hildegard, De Operattone Dei

The Gnostics Foreword by L. Durell Translated from the French by N.Rootes


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