Il simbolo nel cuneiforme

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Le origini del cuneiforme possono essere fatte risalire approssimativamente alla fine del IV millennio AC. A quel tempo i Sumeri abitavano la Mesopotamia meridionale e la regione a ovest della foce dell’Eufrate conosciuta come Caldea.

Sebbene non ne consegue che siano stati i primi abitanti della regione o i veri ideatori del loro sistema di scrittura, è a loro però che furono attestate le prime tracce di scrittura cuneiforme.

I primi documenti scritti in lingua sumerica si ritrovano in tavolette pittografiche provenienti da Uruk (Erech).

Tale scrittura era in grado di esprimere solo le idee di base, attraverso un simbolo, dove le nozioni numeriche venivano rese facilmente dall’uso ripetuto di tratti o cerchi.

L’uso di prime forme pittografiche era per evocare nella mente del lettore una forma di base dell’oggetto disegnato; col tempo, l’esigenza del suono diede il via verso il fondamento del “nuovo” tipo di rappresentazione.

Ciò ha determinato col tempo una transizione dalla scrittura di parole pura a una parziale scrittura fonetica. Così, per esempio, l’immagine di una mano è tradotto per il sumero šu (“mano”) ma anche per la sillaba fonetica šu in qualsiasi contesto.


Le parole sumere erano in gran parte monosillabiche, quindi il simbolo diviene segno nel momento in cui generalmente indicava sillabe e la miscela risultante è chiamata scrittura parola-sillabica.

L’inventario dei simboli fonetici permise ai Sumeri di denotare elementi grammaticali mediante complementi fonetici aggiunti ai segni verbali (ideogrammi).

La scrittura cuneiforme fa parte anche dei logogrammi, scritture in cui i grafemi possono essere estesi foneticamente secondo le consonanti delle parole che rappresentano, ignorando le vocali.

I principali esempi di caratteri logoconsonantici sono:

● Geroglifici, ieratici e demotici: l’Antico Egitto

● Scritti logosillabici, che includono:

  • Geroglifici anatolici: Luwian
  • Cuneiforme: sumerico, accadico, altre lingue semitiche, elamitica, ittita, luvio, urrita e urartico
  • Glifi Maya
  • Caratteri Han: cinese, coreano, giapponese, vietnamita

Nel cuneiforme, come per l’accadico, la stragrande maggioranza dei glifi vengono usati per i loro valori sonori. Molti sistemi logografici hanno anche una componente semantica/ideografica chiamata “determinativa”, che influisce sul significato del simbolo.

Poiché il sumero aveva molte parole (omofone) dal suono identico, diversi logogrammi fornivano valori fonetici identici che si distinguono nella traslitterazione moderna.

Un logogramma spesso rappresentava diverse nozioni correlate con nomi diversi (per esempio: “Sole”, “giorno”, “luminoso”), perciò era in grado di assumere più di un valore fonetico – questa caratteristica è chiamata polifonia¹.

Un ideogramma indica un segno che rappresenta un’idea, che può essere considerata simbolo: i linguisti tendono a escludere l’opinione che un sistema di scrittura possa codificare direttamente le idee senza avere da tramite la lingua, e quindi generalmente preferiscono scartare i termini ideogramma e pittogramma, ovvero il segno grafico che rappresenta l’oggetto visto e non il suono usato per identificarlo.

Ma va considerato che nel sistema di scrittura semanto-fonetico, i simboli sono costituiti da fonogrammi, che rappresentano sillabe parlate, determinative, che a loro volta indicano la categoria di appartenenza di una parola e dei logogrammi.

La opinioni discordanti che esistono oggigiorno tra linguisti non ci interessano, almeno non in relazione a questo articolo.


MESOPOTAMIAN PROTO-CUNEIFORM CLAY TABLET WITH ACCOUNT OF MONTHLY RATIONS – LATE URUK PERIOD, CIRCA 3100-3000 B.C.


Esaminando i primi testi, questi erano scritti verticalmente, cioè dall’alto verso il basso, ma intorno al 3000 a.C. la direzione cambiò da sinistra a destra in righe orizzontali. Parallelamente, le insegne furono ruotate di 90° in senso antiorario e iniziarono a essere costituite principalmente da cunei.

I numeri di simboli, da circa 1.000 nei testi più vecchi, passarono a 400 nei testi successivi².

Nel cuneiforme, il segno sublima un’evoluzione e chiude in sé l’idea e il simbolo.

Le stesse Rune possono essere identificate come logogramma. Dove un’idea da segno ritorna a essere simbolo e fonema.

La runa þ ha i suoi valori? Si

Di pittogramma, perché è il disegno della spina.

Di ideogramma, perché della spina è l’idea.

Di logogramma, perché è la parola germanica per “spina”³

Tornando al cuneiforme precisiamo che, nel corso del terzo millennio la scrittura divenne più corsiva e i pittogrammi si svilupparono in disegni lineari convenzionali.

A causa dell’uso prevalente di tavolette di argilla come materiale per scrivere (occasionalmente venivano impiegati anche pietra, metallo o legno), i tratti lineari acquisivano un aspetto a forma di cuneo essendo premuti nell’argilla morbida con il bordo inclinato di uno stilo.

I Mesopotamici scrivevano su tavolette di argilla con lunghe canne mentre questa era ancora bagnata. L’argilla fresca poi si induriva, creando un registro permanente.

Gli scritti mesopotamici originali erano immagini grezze degli oggetti che venivano nominati, ma la difficoltà di disegnare su argilla fresca alla fine produsse i cunei e gli uncini uniti al cuneiforme.

Questa scrittura sarebbe formata ponendo la lunghezza della canna lungo l’argilla bagnata e spostando l’estremità più vicina alla mano da un lato all’altro per formare i ganci.

Come con tutte le culture, la scrittura ha cambiato notevolmente la struttura sociale mesopotamica e il rapporto della civiltà con la propria storia. La scrittura permetteva di scrivere Leggi e quindi di assumere un carattere statico e indipendente; la storia divenne più dettagliata e incorporò molto di più i racconti delle culture locali⁴.

Le linee curve scomparvero dalla scrittura e l’ordine normale dei segni fu fissato come andamento da sinistra a destra, senza alcun elemento divisorio tra parole.

Questo cambiamento, rispetto alle precedenti colonne che scorrevano verso il basso, ha comportato il ribaltamento dei segni da un lato.

Le letture accadiche dei logogrammi hanno aggiunto nuovi valori complicati.

Così il simbolo che indica “terra” o “catena montuosa” (originariamente un’immagine di tre cime di montagne) ha il valore fonetico kur sulla base del sumero, ma anche mat e šad dall’accadico mātu (“terra”) e šadû (“montagna”).

Ciò ha alimentato della confusione.

Il cuneiforme a volte è stato adattato, come nello script consonantico della città cananea di Ugarit, sulla costa siriana (1400 A.c. circa), o semplicemente ripreso, come nelle iscrizioni del regno di Haldi.

La lingua è lontanamente imparentata con Hurrian, e la scrittura è una varietà presa in prestito dal sistema cuneiforme neo-assiro. Anche dopo la caduta degli

Assiri e dei Babilonesi nei regni nel VII e VI secolo A.c., quando l’aramaico diventò il linguaggio popolare generale.

Nei Babilonesi, a rivelare il senso religioso attribuito all’atto divinatorio sono le formule e le preghiere che lo precedevano e gli davano un tono profondamente devoto. Si chiedeva agli dèi, quando si trattava di aruspicina, di «preparare» così bene la vittima scelta, che l’indovino, dissezionandola, vi trovasse soltanto presagi felici, i quali erano dettagliati con tanto scrupolo di enumerazione. E soprattutto, tanto nell’agnello che si stava per consacrare, quanto nel presagio che si stava per trattare, si supplicavano gli dèi di «porre la Verità». Numerose erano le divinità che intervenivano nelle operazioni divinatorie, chiamate in aiuto o invocate dagli indovini o dai fedeli. Ma due dèi pare che siano stati, almeno all’inizio del II millennio, preposti più strettamente agli interessi della divinazione deduttiva applicata, considerati soprintendenti agli atti divinatori e garanti dei loro risultati: Samaš e Adad. Essi si «interrogavano nel corso dell’esame-divinatorio (bîru)», «davanti a loro» si procedeva all’esame, che portava alla «decisione oracolare» (purussû), che era presa «per loro intervento» ed emessa «al loro comando». Perciò s’invocavano così spesso come «signori dell’esame-divinatorio» (bêlê bîrî), del «giudizio-divinatorio» (dînu), della «decisione oracolare» e della «preghiera-dedicatoria (per ottenere una tale decisione)» (ikribu)⁵ 

È proprio nel procedimento suono-verbo che la scrittura si avvale di UN processo esoterico, tra il profetico/divinatorio.

Durante i miei studi per conseguire le archeologie da integrare alla mia laurea, ho biennalizzato “Assirologia” e “Storia del vicino oriente antico”, acquisendo un metodo che mi accompagna tutt’ora nelle disamine degli antichi culti; sono stata abituata a considerare il simbolo come chiave di lettura per la comprensione di ogni segno, anche se questo si evolve in alfabeto, tenendo in considerazione sempre la storiografia degli eventi storici e mitologici di un popolo.

Note:

¹ http://www.britannica.com/

² https://omniglot.com/

³ Francesca Chiusaroli, Scritture Brevi, Alumni 30 dicembre 2013

http://www.faculty.umb.edu/

https://ferrucci.wordpress.com/

Foto di copertina: “MESOPOTAMIAN PROTO-CUNEIFORM CLAY TABLET” estratta da https://www.christies.com/en/lot/lot-6217443

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*Gli “share” senza citazione della fonte sono elemento di querela poiché si ledono gli elementi del copyright sanciti dalla legge italiana*


Ylenia Oliverio
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Fondatrice e docente dell'Accademia Vanatrú Italia.

Laureata in Filosofia e Storia, Master post Laurea in Beni Archeologici, Master in Preserving and Increasing Value of Cultural Heritage, conseguito a Roskilde (Copenaghen), ulteriore integramento post Laurea.

Archeologo da oltre 13 anni, specializzata in scavo dei cantieri urbani, ha incentrato la sua attenzione verso i culti dell’Europa del Nord e dell'Euroasia durante la sua permanenza nel Canton Ticino per stages formativi al Centro Studi Internazionali Luganesi.

Svolge attività di formazione e informazione, in Italia e in Europa, per la promozione, divulgazione e rivalutazione del Culto Vanico, del Paganesimo puro e degli Antichi Culti dell’Europa ed Euroasia.

Il primo incontro con la Stregoneria Tradizionale è avvenuto nel 1990.

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