Divinità Gigante: Gullveig

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Lo scopo di questo articolo è mostrare come le diverse sfaccettature hanno ampliato le interpretazioni della figura enigmatica di Gullveig. 

Questo esame si inserisce nell’approccio generale della tesi di dottorato, di T. Kuusela dell’Università di Stoccolma.

Il ricercatore cercò di guardare alle interazioni tra dei e giganti dalla prospettiva di un ambiente ristretto in cui si svolge il tutto, ma noi non ci soffermiamo su ciò, la cosa di cui ci preme parlare ed esporvi è la ricerca interpretativa del colei/colui che rappresenta l’enigma più complesso del mito scandinavo.

Il primo approccio lo abbiamo affrontato nella prima edizione della Stregoneria dei Vani, dove abbiamo affrontato la figura di questa realtà occulta come strega legata al mondo degli Jötnar, e come strega la sua natura racchiude un’essenza maschile ed una femminile.

Ci piace rimarcare che la nostra intuizione, sulla sua enigmatica natura sessuale, nonché stregona e legata agli Jötnar, è la stessa che viene proposta qui e da vari ricercatori. Tutto ciò ci avvalora tesi che da anni portiamo avanti sulla natura stregonica della Völva.

Il primo incontro con Gullveig si ha nella sala di Óðinn, Kuusela si sofferma sulla descrizione dei principali eventi della Creazione e l’eventuale distruzione del mondo. Puntualizzando la caratteristica della figura controversa di Gullveig come Jötunn.

[…]All’inizio, dopo che il mondo è stato creato, una Völva, anche lei gigantessa parla di una “età dell’oro” per gli dei, interrotta dall’arrivo di altrettanti tre potenti gigantesse. […]

Sulla rappresentazione di queste tre gigantesse vi possiamo suggerire i nostri ultimi due volumi che chiariscono quale manifestazione stregonica sviluppano.

L’episodio è difficile da comprendere e molti sembrano identificare le tre figure femminili con le Norne, anche se in realtà appaiono più tardi, nella strofa 20.


Dopo che i destini sono stati introdotti, il poema torna nuovamente al tema degli dei e descrive come la völva attraverso l’atto del ricordo, parla della prima guerra al mondo e come gli dei hanno immolato una figura nota come Gullveig. 

Per questo consigliamo la lettura di HelVíti che introduce alla magia sequenziale del “ricordare

 Come McKinnell ha sottolineato, le seguenti due strofe: “costituiscono uno dei problemi più familiari nello studio della poesia eddica”

21. Þat man hon fólkvíg fyrst í heimi,
er Gullveig geirum studdu
ok í höll Hárs hana brendu;
þrysvar brendu þrysvar borna,
opt, ósjaldan, þó hon enn lifir.

22. Heiði hana hétu, hvars til húsa kom,
völu velspá, vitti hon ganda,
seið hon hvars hon kunni, seið hon hugleikin,
æ var hon angan illrar brúðar.

Entrambe le stanze sono tanto affascinanti quanto impegnative, ma Kuusela si sofferma sulla la strofa che contiene questo verso

fólcvíg fyrst í heimi”e parla di come “loro” (molto probabilmente gli dei) hanno pugnalato una figura chiamata Gullveig con le lance e l’hanno bruciata nella sala di Óðinn.

Non solo in un’occasione, ma tre volte ed ogni volta rinacque. 

La strofa successiva parla di un’altra figura, chiamata Heiðr, che pratica il seiðr, e dice che era la favorita di una donna malvagia.

La figura di Gullveig è menzionata nella Völuspá in una sola occasione, in un contesto mitico di difficile interpretazione. La strofa che la menziona è sconcertante e si apre a molte interpretazioni. 

Qual è il significato che possiede?, chi, o cosa, è questa figura criptica chiamata Gullveig? È uomo o donna? Idea o rappresentazione? Perché gli dei la torturano e in che modo questo li influenza? Questo incidente è stato considerato significativo e come può essere spiegato? 

La risposta è solo data dal fatto che si inserisce in uno schema di conflitto e interazione tra divinità e giganti nella mitologia nordica, identico a tutti gli schemi demonologici europei.

Ci sono varie interpretazioni sullo studio che il Kuusela ci mostra:

K. Müllenhof, che credeva che Gullveig fosse una personificazione dell’oro. Per lui, rappresentava i poteri distruttivi dell’oro, così come le sue influenze seducenti e intrappolanti. Non possedeva ne sesso ne altro era solo l’essenza dei poteri dell’oro. Sosteneva che era la stessa persona di Heiðr e che poteva essere identificata con la Völva stessa che stava ricordando.

E. H. Meyer sosteneva un contesto cristiano e credeva che l’influenza della letteratura cristiana fosse evidente nella völuspá da intravedere in Gullveig il male del paganesimo.Ha paragonato Gullveig con il commento di Ambrogio su Eva in Paradiso, che fu ingannata nel peccato dalle frecce velenose del Diavolo. Questo, a sua volta, era associato alle descrizioni nella Bibbia della prostituta di Babilonia, sia nel Libro dell’Apocalisse che in Geremia, dove è chiamata il calice d’oro (calix aureus) e si dice che deve bruciare. 

Un’altra linea di pensiero era cercare di ricondurre Gullveig a fonti classiche. W. Krause ha confrontato Gullveig con Pandora, mentre H. W. Stubbs ha cercato di trovare un collegamento tra i miti norvegesi e greci, dove Gullveig era visto come una versione combinata di Eris e Afrodite. 

Georges Dumézil ha presentato ancora un’altra spiegazione. Ha paragonato l’episodio con una leggenda romana che parla di come è stata fondata la città di Roma. Nella narrativa romana, due diverse tribù, i Sabini (confrontati con i Vanir) e un altro gruppo che segue Romolo (confrontato con gli Æsir) dichiarano guerra per la regione che in seguito sarebbe diventata Roma. I Sabini hanno quasi conquistato la città corrompendo una donna, Tarpeia, dal lato del loro avversario (con oro o amore, secondo due diversi racconti). 

Dumézil pensava che questa leggenda potesse essere usata per spiegare il fatto che Gullveig fu mandato agli Æsir dai Vanir, dove li corrompe con una forte brama di oro, un desiderio che si manifesta tra le dee Æsir.

Höckert credeva che la poesia descrivesse una guerra religiosa tra due realtà, una più antica e definita dei Vanir orientata all’agricoltura e una più giovane. Anche lui sostenne che Gullveig era identico a Heiðr ed era la stessa Völva che ne parlava.

Lo stesso afferma che potevano essere interpretati come una personificazione del mitico idromele come un mitico essere femminile che apparteneva ai Vanir; 

Sigurður Nordal credeva che Gullveig fosse identica a Heiðr e che sarebbe stata identificata con uno dei Vanir.

Holtsmark pensava che la tortura di Gullveig potesse avere qualcosa a che fare con una sorta di “magia da battaglia”, dove rappresentava un’immagine del nemico. Il tormento di quell’immagine significava che lo stesso tipo di ferita sarebbe accaduto a quello che l’imitazione avrebbe dovuto rappresentare. 

Lo scopo era di dare agli Æsir un vantaggio nell’imminente guerra con i Vanir. 

Un’altra teoria è stata proposta da R. W. Fischer. Pensava che le lance che colpiscono e trafiggono Gullveig tre volte, così come i suoi roghi, fossero un riflesso di un antico rituale usato nella purificazione dell’oro. 

Gehrts pensava anche che l’episodio riflettesse un’antica pratica, un sacrificio rituale e la battaglia che ne seguiva fu di conseguenza identificata come un combattimento rituale. Iniziazione e guerra erano anche le prospettive preferite anche da Andreas Nordberg che sosteneva che il rito della trafittura  di Gullveig fosse imitato nel culto e che il significato cosmologico fosse quello di diffondere il desiderio dell’oro e di conseguenza di stimolare la guerra nel mondo. 

 McKinnell ha anche suggerito che Gullveig potrebbe essere un idolo o una figura in lamina d’oro (“guldgubbe”) di Freyja, che viene attaccata da lance e bruciata: “Proprio come l’oro emerge raffinato dal fuoco, il culto della dea stessa continua a vivere; lei è rinata, non come Heiðr, ma come se stessa ”.

Gullveig potrebbe anche rappresentare simbolicamente i poteri femminili. Simboleggiare la duplice natura della strega dei vani, connessa al suo atto necromantico che manifesta nel ritorno costante della vita dopo la morte.

Gro Steinsland e Preben Meulengracht Sørensen pensavano che Gullveig e Heiðr fossero figure identiche. Non erano convinti che dovesse essere interpretata solo come Freyja.

 Una diversa interpretazione è stata presentata da Mundal. Secondo lei, un buon modo per avvicinarsi a Gullveig è confrontarla con altre femmine mitiche bruciate dal fuoco e associarle come personificazioni del “caos femminile”. 

Mundal pensa che Gullveig sia rinato in nuove forme da uomo a donna e che Angrboða potrebbe essere uno di loro. La sua argomentazione si basa in parte sul Hyndlulióð, in cui Loki divora il cuore bruciato di una donna, di cui rimane incinta e dà alla luce tutte le “donne troll”.

Tutte le “donne troll” derivano da Gullveig.

 Un’altra donna bruciata dal fuoco è, ovviamente, la gigantessa Hyrrokkin. Una delle identificazioni più comuni di Gullveig è che deve essere intesa come un’ipostasi di Freyja. Questa idea viene solitamente fatta risalire a Gabriel Turville-Petre. La teoria è stata favorita da molti studiosi.

 Nelle parole di Turville-Petre, estratte dal Kuusela:

[…]Gullveig non può essere altro che Freyja, i Vanadis e soprattutto i Vanir […]. Non si sa come Freyja sia arrivata ad Ásgarð [r] o alla sala di Óðinn, ma se possiamo identificarla con Gullveig, fu a causa sua che scoppiò la guerra degli dei. Si potrebbe suggerire che Gullveig (Freyja) fosse stato inviato ad Ásgarð [r] dai Vanir per corrompere gli Æsir con avidità, lussuria e stregoneria. I tentativi degli Æsir di distruggerla sono stati vani e lei è ancora viva.[…]

Tutte le realtà esposte in questa tesi,confluivano nella þriár þursa meyiar di cui il Vanatrú Italia si fa grande sostenitore.

Che sviluppano nelle spose malvagie, note come streghe discendenti da Gullveig.

Mundal pensa che Heiðr sia la gioia di Gullveig, perché promuove il disordine attraverso la sua stregoneria e che entrambi sono pericolosi per gli dei.

 Il modo erroneamente più comune per uccidere uno stregone o una stregona, soprattutto nella credenza cristiana, era l’esecuzione distruggendo l’individuo con il fuoco, qualcosa che è supportato dai codici legali germanici continentali e scandinavi, così come nei codici penali della maggior parte dei popoli indoeuropei. Solo che il fuoco non può uccidere una strega che ha in se il seme dei giganti e che possiede in essa stessa le due realtà maschili e femminili.

 Gullveig / Heiðr può essere correlata alle tre potenti gigantesse menzionate in precedenza, che in qualche modo riuscirono a rovinare la prospera epoca degli dei. Se consideriamo che Gullveig / Heiðr è stata inviata dai giganti agli dei, e che lei è una grande praticante di stregoneria che semina il caos tra gli dei con la sua magia, e che gli dei rispondono cercando di distruggerla in fiamme; 

Gullveig è l’essenza del seme degli Jötnar, che un gruppo di dei maschi cerca di uccidere. Perché non riescono a contenere la sua magnificenza. Un po’ come sta accadendo nel nostro momento storico, in cui il femminile viene sommariamente ostacolato da un contesto cristianizzante ancora attivo nel paganesimo nordico.

Sarebbe anche un motivo ragionevole per iniziare una guerra con la razza gigante, ci riporta Kuusela: la prima guerra al mondo è stata causata in qualche modo dalle azioni di esseri senza nome (“hanno attaccato Gullveig con lance“) nell’infilzarla e poi bruciarla nella Sala del Supremo (probabilmente Óðinn); l’hanno bruciata tre volte, ma è rinata tre volte e vive ancora. 

Immediatamente dopo l’immolazione di Gullveig e l’apparizione di Heiðr, gli dei si riuniscono e decidono se devono pagare un tributo o condividere feste sacrificali. Non viene menzionato a chi dovrebbero rendere omaggio, né chi dovrebbe condividere le feste sacrificali con loro.

Cosa che mai avvenne per cui Óðinn a questa crisi apre una dichiarazione di guerra. 

Ma la guerra va male e gli dei vedono i loro bastioni distrutti dai loro nemici. In questo contesto vengono menzionati i Vanir e la loro competenza con la magia. Non dice a chi mirano i loro incantesimi, ma penso che stiano uscendo dalla fortezza, entrando nel campo di battaglia, brandendo incantesimi di guerra (vígspá). 

 

La narrazione di Gullveig ci porta dal mondo divino a quello umano, qualcosa che possiamo dedurre dalla descrizione quando, dopo che è stata immolata, si può sostenere che Gullveig (una minaccia per gli dei nella sala divina) è trasformato e ritorna come Heiðr (una minaccia per gli umani in questo mondo). 

La figura di Gullveig è, come abbiamo visto, solitamente interpretata come Freyja. La tortura di lei è stata di conseguenza vista come uno dei fattori cruciali che hanno portato a una guerra tra due tribù di dei, gli Æsir ei Vanir. 

Anche noi siamo concordi allo studio del kuusela. Di certo Gullveig è della stirpe degli Jötnar, inviata dai giganti per diffondere discordia tra gli dei e far loro infrangere i sacri voti .

Nella narrazione, nell’ordine cronologico degli eventi come presentato nella völuspá questo sarà uno dei tanti fattori che condurrà ai Ragnarök, da sempre previsti dai giganti, unici custodi del sapere primario ed originario.
Il gigante genera vita dal caos primordiale, come si evidenza in tutte le cosmogenesi greche e romane. 

Per approfondimenti: 

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Tröld*R: il Fjölkynngisbók. Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas edizioni.

Vi consigliamo le lettura dell’introduzione alla tesi del professore T. Kuusela sull’enigma di Gullveig, (Halls, Gods, and Giants: The Enigma of Gullveig) per completare quanto abbiamo esposto nel nostro articolo.

*Gli “share” senza citazione della fonte sono elemento di querela poiché si ledono gli elementi del copyright sanciti dalla legge italiana*

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