Freyfaxi: onore e gloria a Freyr e Freyja

“Ing fu il primo

fra i Danesi orientali

visto dagli uomini,

fino a che poi verso oriente

sull’onda egli partì;

il suo carro correva dietro di lui…”

Prima dell’arrivo dei cristiani, i nostri antenati pagani seguivano un tipo di calendario lunisolare, che corrispondeva quindi al movimento del Sole in primis, commisurato alla Luna.

Come in tutte le comunità politeiste, anche in Scandinavia venivano celebrati i momenti più importanti di questo calendario, per rendere onore e gloria agli Dèi attraverso atti e riti che risuonano nell’eterno ciclo del tempo.

Secondo il calendario giuliano, ogni 1 agosto era il tempo del Freyfaxi.

Questo blót dedicato a Freyr ha origini antichissime, perché antichissima è la sua stirpe divina legata alla fertilità e al raccolto – per questo il nome della celebrazione si traduce in “Cavallo di Freyr“, perché si crede che in epoca arcaica venisse sacrificato un destriero in suo onore.

Questo blót assume la qualità di giorno celebrativo del primo raccolto, momento perfetto in cui omaggiare gli Dèi Vanir Freyr e Freyja, divinità di vittoria, agricoltura, benessere e fertilità.

Freyfaxi rappresenta anche la cesura dal tempo delle razzie e della guerra, trasportandoci verso il tempo più introspettivo, di sopravvivenza e cura del “proprio tesoro”.

Il primo raccolto veniva offerto quindi ai Vanir ma anche ai landvaettir, potenti spiriti del luogo che permettono la crescita e la vitalità della terra.

A tal proposito è considerevole la leggenda di Hrafnkell Freysgodhi, un condottiero dell’Islanda orientale chiamato Freysgodhi, adoratore di Freyr, con cui egli divise tutti i suoi possessi. Uno di questi fu uno stallone di nome Freysfaxi, accompagnato da un gruppo di dodici cavalle.

Ma Freyfaxi non fu l’unico cavallo islandese dedicato a Freyr.
Un altro chiamato Freysfaxi è ricordato nella Vatnsdoela Saga (XXXIV) dove si racconta che il suo possessore aveva «fede» in lui (áthrúnadhr).


Secondo una leggenda di Olaf Tryggvason, tutti i cavalli in Norvegia erano dedicati a Freyr. Quando approdò vicino al tempio vide uno stuolo di cavalli e fu informato che appartenevano a Freyr.

Esistono anche molte leggende di altre contrade su cavalli consacrati che non devono essere cavalcati o adibiti ai lavori o toccati da nessun altro se non da sacerdoti del Dio, durante questa celebrazione.

La carne di cavallo era mangiata nelle feste sacrificali come il Freyfaxi e il fallo del cavallo era tenuto in particolare considerazione.
Secondo la leggenda citata nella Viga Glúms Saga, fu offerto anche un bue.

Il culto di Freyr ha lasciato tracce in alcuni toponimi nell’Islanda orientale e sud orientale: Freyfaxahamarr (scoglio di Freyfaxi), e abbinato a termini rigogliosi come campo, prato e bosco: Freysakr, Freysland, Freysvin, Freyslundr, ecc.

Interessante è citare la scoperta archeologica della pietra Haggeby di Uppland, in Svezia, in cui vengono raffigurati due cavalli che combattono in stile rituale. Riferimenti simili si possono ritrovare anche in altre fonti storiche come Sturlunga saga, Heimskringla saga, Frostaþing saga, Flóamanna saga e così via. Una spetto cultuale che ritroviamo anche nel mondo anglosassone: Beda Il Venerabile scrive che il mese di agosto era conosciuto come Weodmonað ‘Mese della raccolta delle erbe”.

Adamo di Brema invece ci parla del tempio di Uppsala e del ruolo di Freyr, rimarcato anche nella Völsa þáttr, in particolare nella tradizione dell’uso di un fallo equino come simbolo di adorazione alla divinità durante questo blót.

Onore e gloria a Freyr e a Freyja!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.