Vanir vitu

Sappiamo tutti che l’esoterismo, la magia, il mistero sono argomenti che affascinano l’essere umano, assetato di metafisica, dalla notte dei tempi. E quindi non è una novità che molti si improvvisino cultori di qualche ambito che non conoscono e lo facciano facendo leva anche sul fatto che la maggior parte delle persone è digiuna di concetti occulti ed esoterici. Non ci sorprende quindi questa tendenza il cui unico scopo, che ci piacerebbe fosse la reale crescita dell’essere umano, in realtà è solo l’apparenza e, per dirla in termini moderni, un atteggiamento da poser.

Abbiamo notato che ultimamente alcuni, totalmente estranei al contesto spirituale e religioso e animati da vocazione politica, cercano di ottenere credito negli ambienti esoterici e lo fanno cercando di creare “alleanze” aventi come unico scopo (anche qui) non l’elevazione culturale e nemmeno l’evoluzione personale, ma la mera azione politica tesa a screditare chiunque venga percepito come avversario nella corsa al monopolio di una tradizione che per sua natura non può essere appannaggio solo di uno. L’azione politica, che ahimè niente ha a che vedere con il percorso interiore, è evidente nelle sue mosse tese a trovare terreno fertile in cui coltivare la narrazione della propria onniscienza per essere il solo ed unico ed incontestabile conoscitore di una tradizione.

Lasciatemi essere chiara. Fare articoli per contestare un qualcosa di mai detto, puntualizzando punti che non sono mai stati messi in discussione, denota ai miei occhi solo una cosa: una ossessione riguardo alla nostra attività. E di questo devo ahimè rendermi sempre più conto. Queste azioni, frutto di personalità disturbate immerse in processi di narcisismo, non portano nessun vantaggio e giovamento né alla cultura né tanto meno portano lustro a quello che gli Eteni stanno cercando di creare da anni. 

Le discussioni su argomenti su cui le parti possono confrontarsi, a pari livello accademico, anche portando avanti teorie differenti non possono che arricchire. Il problema è che iniziare dibattiti con persone che hanno tutt’altro obiettivo che fare cultura alla fine non può che svilire un intero processo di riscoperta della Vecchia Europa.

Creare articoli cercando di rispondere a noi, alle nostre tesi e ai nostri studi, con argomentazioni e su temi non portati avanti da noi non troveranno quindi né la nostra attenzione né tanto meno la nostra risposta.

Ma riguardo, invece, alla tematica proposta sulla magia che non sia appannaggio dei Vanir e su Odino come solo conoscitore, su Odino conoscitore della magia ancor prima della deità vaniche, da Vanatruar non possiamo non rispondere.

E lasciatemi dire: non basta leggere 4 autori per giungere ad una tesi aspettandosi anche una risposta accademica. Gli studi a riguardo sono corposi, articolati e molto spesso multidisciplinari. Credere di conoscere quello che gli archeologi e i filologi per primi definiscono “questioni dibattute” è sciocco.

Qualunque fosse il ruolo di Odino nella pratica “reale” della religione pre-cristiana del mondo nordico resterà sempre un argomento di considerevole dibattito. Egli fu certamente la figura chiave nelle presentazioni post/conversione di quella mitologia in cui la magia era la fonte. E questo nessuno lo mette in dubbio.

Ma c’è un ma. Ed è qualcosa che tutti gli accademici conoscono, ma che ovviamente non possono essere riassunti integralmente in nessun testo: conoscere le tesi e le teorie è ciò che differenzia l’accademico dall’appassionato.

La prove di un ipotetico uso tardivo di Odino sono da rintracciare anche nello studio di ed annesse note di Mitchell, Ödeen 1929 30; Helm 1946.

Sarebbe davvero difficile, per le motivazioni che ho già riportato, riassumere tutto ciò che è stato affermato, ma possiamo comunque fornire degli step interessanti per agevolare, una volta in più, l’ammaestramento di chi si documenta solo per rispondere aggressivamente, da vera personalità Alpha, e non per passione e vocazioni reali.

Nell’ Ynglingasaga si afferma che Freya insegnò il seiðr agli Æsir perché era un’usanza del suo popolo, i Vanir.

“Dóttir Njarðar var Freya. Hon var Blótgyðja. Hon kenndi fyrst með Ásum seið, sem Vönum var títt” 

Aðalbjarnarson 1962.

La Völuspa ́ sostiene che la magia (seiðr) è stata  insegnata agli dei da una figura femminile (vedere Clunies Ross 1994, nonché la presentazione di Freya nella Ynglingasaga.)

L’argomento per la sua connessione speciale al mondo magico è sicuramente rafforzato quando in Hyndluljóð Freya ha un ruolo molto simile ad Odino nel chiedere ad una völva ciò che deve sapere. (Mitchell, Nässastöm 1995, 151 77)

Ed in effetti Freya viene intesa come grande dea con fattori estremamente connessi al destino (Mitchell, Nässastöm).

L’immagine della magia e di coloro che la impiegano – streghe, profezie, divinità -che emergono dalla poesia eddica ci dice che questi concetti erano fondamentali per quel mondo mitologico ed eroico (che sarebbe quanto meno utile leggere davvero senza preconcetti e inquinamento post-cristiano). Un versetto della Völuspa ́ in skamma esaminata nel nostro quarto volume elenca diversi tipi di incantatori e maghi.

Così come la natura dei Vani, trattata da Hrafnagaldur Óðins ed esaminata nel quinto volume “Il Fjölkynngisbók” dove si legge: 

Alföþr orkar

Álfar skilið

Vanir vitu […]

E ancora.

Nello spiegare che i giganti (hrímþursar e Jötnar) discendono da Ymir, Snorri cita parte del poema: tutte le profetesse (völur), dice, provengono da Viðólfr, tutti i maghi (vitkar) da Vilmeiðr, tutti i praticanti della stregoneria (seiðberendr) da Svarthöfði. Tutto ciò è esposto dettagliatamente nel nostro quarto volume, HelVíti.

Tutti termini atti a creare una netta distinzione uomo donna. La più forte manifestazione è data con il grógaldr ed il capitolo 2 dello skírnismál.

Quando Snorri riprende la figura di Odino nell’Ynglingasaga (Saga degli Ynglings), il testo iniziale di Heimskringla come Saxo Grammaticus, presenta anche un Odino eumerizzato atto alle pratiche magiche di varia natura.

La sua magia non è quindi una caratteristica significativa, ma uno dei suoi principi organizzativi principali in battaglia.

In sintesi Odino è sì legato alla magia ed alle attività associate alla stessa e le ha acquisite per sé, per proprio tornaconto personale anche perché non potendole insegnare agli uomini, poiché queste pratiche erano considerate una perversione “ergi” nella sua descrizione, divennero prerogativa delle donne (Price) alle sacerdotesse.

Portiamo anche un esempio del contesto della fase indo europea per esaminare il termine “ergi” un bastoncino di Bergen con attestazione di incanto particolare dove emerge in mezzo la scritta ylgjar ergi ok úþola.

Si dice che Freyja abbia portato la magia sotto forma di seiðr agli Æsir dal suo popolo, i Vanir, e la proiezione di abilità magiche da popoli diversi che hanno molte risonanze in popolazioni che attualmente stanno cercando di ricostruire  http://vanatru.eu/legame-tra-la-pratica-sami-baltica-ed-ugrofinnica-nella-ritualistica-dei-vanir

Vedi Price 2002 e le avventure di re di Vinlandia che illustrano questa teoria. Egli trascorre un inverno “in Finlandia”, dove sposa Drífa che a sua  volta  contatterà una strega.

Interessante e degno di nota anche il passaggio sulla possibilità che Odino non sia un deità precristiana, ma che fosse invece una forma “queer” di Tyr, affrontato dalla dottoressa Amy May Franks. In basso allego la scheda della dottoressa tradotta con l’aiuto di Luke J.Murphy che trovate che sintetizza le diversificazioni.

Come sostiene Bellah, gli storici della religione non dovrebbero vedere gli umani e gli Dei come un sistema binario, ma come spettro di vari esseri differenziati.

La teologia cristiana ha fornito una nuova immagine di onnipotenza alle deità pre esistenti in scandinavia per creare una nuova realtà religiosa nordica (DuBois 1999).

Le religioni scandinave sono popolari e la struttura cristiana tende invece ad accorpare mitologia e cosmologia all’interno della struttura cultuale condivisa (Steinsland 2005)

Gli Æsir sembrano essere uno specifico gruppo. Nel gylfaginning si descrive come  moglie di Odino viene chiamata  Frigg 

Af þeira ætt er sú kynslóð komin er vér köllum Ára ættir (da questa famiglia vengono gli Æsir)

Nella þrymskviða si legge: Heimdallar lo splendente tra gli Æsir conosce il futuro come í Vanir sanno.

Tutto questo per dimostrare che la disputa sarà sempre aperta, che possiamo giocare e disquisire all’infinito, ma ciò ci porterebbe ad assolutismi che sarebbe bello tener fuori dalla tradizione etena.

Concedetemi una riflessione di chiusura che verrà colta da chi di dovere. 

Che fortuna poter far affidamento sui martinisti che possono portare luce nelle tenebre dei Ragnarök cercando di produrre articoletti sull’etenismo.

I martinisti nella tradizione etena. La coerenza in tutto ciò ai nostri occhi è davvero commovente! 

Ci auguriamo se non altro che finalmente il livello del contraddittorio si alzi un po’ di livello: le premesse sono buone. L’unica cosa che ci sentiamo di suggerire è di contestualizzare le proprie affermazioni perché in caso contrario sembra quasi che si stia parlando al vento e che si stia rispondendo ai fantasmi o ai Loa o ai fratelli neri invece che a persone che si ritengono sullo stesso livello del contraddittorio. Scrivere affermando di star correggendo qualcosa che nessuno in ambito eteno si sognerebbe mai di affermare perché magari fomentati da personalità egoiche, il cui unico scopo è imporre un monoteismo in salsa etena, non fa fare una bella figura alla vostra intelligenza che sappiamo essere più acuta.

In sintesi. Ognuno è libero di tentare di imporsi come meglio può, utilizzando i mezzi che son propri alla sua natura e non saremo noi ad impedire agli orrori di essere partoriti.

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