Fede, Spiritualità e Religione: sinonimi e contrari

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Abstract:

Tramite analisi e ricerche, e con l’aiuto dei più importanti antropologi del sacro, questo articolo si prefigge l’obiettivo di dare un quadro omogeneo sulle differenze, sull’evoluzione e sulle caratteristiche della cosiddetta “religione”, legata anche alla Traditio di un popolo. In ultimo, verrà dimostrato come sia necessaria reale coerenza da parte di chi si professa contrario alle religioni o ateo.

Nel pensiero monoteistico, Dio è concepito come l’essere supremo, divinità creatrice, principale oggetto di fede.

Il concetto di Dio per le monoteistiche include attributi di onniscienza, onnipotenza, onnipresenza. A seconda del proprio tipo di teismo, questi attributi vengono usati in via analogica o in senso letterale come proprietà distinte.
Dio è spesso ritenuto incorporeo, immateriale. L’incorporeità e la corporeità di Dio sono legate alla trascendenza (essere al di fuori della natura) ed immanenza (essere nella natura).
Il giudaismo attribuisce a Dio solo un genere, usando termini come “Lui” o “Padre”.
Nel teismo, Dio è il creatore e sostenitore dell’universo.Nel deismo, Dio è il creatore, ma non il sostenitore, dell’universo. Nel panteismo, Dio è l’universo stesso. Nell’ateismo, c’è un’assenza di Dio. Nell’agnosticismo l’esistenza di Dio è considerata sconosciuta o inconoscibile.
Di contrapposizione le Deità si mostrano in maniera differente.
L’Oxford Dictionary of English definisce la divinità come “un dio o una dea (religione politeista)”, o qualsiasi cosa venerata come divina.

 

C. Scott Littleton definisce una divinità come “un essere con poteri maggiori di quelli degli esseri umani, ma interagisce con gli umani, positivamente o negativamente, in modi che portano gli umani a nuovi livelli di coscienza”.

 


In sintesi Dio e Deità non sono la stessa raffigurazione, anzi partecipano a matrici completamente in antitesi.
Le religioni possono essere classificate in base al numero di divinità che vengono adorate.


• Le religioni monoteiste accettano una sola divinità (prevalentemente indicata come Dio).

• Le religioni politeiste accettano più divinità.

• Le religioni enoteistiche accettano una divinità suprema senza negare altre divinità, considerandole come aspetti dello stesso principio divino.

• Le religioni non teiste, che negano qualsiasi divinità creatrice eterna suprema ma accettano un pantheon di divinità che vivono, muoiono e possono rinascere come qualsiasi altro essere.


Sebbene la maggior parte delle religioni monoteiste consideri il Dio onnipotente, onnipresente, onnisciente, onnibenevolente ed eterno, nessuna di queste qualità sono essenziali per la “divinità”.


Le religioni monoteiste si riferiscono a Dio in termini maschili, mentre altre religioni si riferiscono alle loro divinità in una varietà di modi: maschile, femminile, androgino e senza genere.


La “fede” è l’impossibile da definire. Essa ha significato diversificato per ogni individuo.
Il termine “fede”, dice Hellwig, varia nel significato da un atteggiamento religioso generale a personale, accettazione di uno specifico insieme di credenze.


La linea di demarcazione tra spiritualità, religione e fede adesso può diventare confusa.
Seguendo lo studio di L. Newman sembrerebbe che siano intercambiabili. Alcuni autori li usano come sinonimi. In alcuni casi, forse potrebbero esserlo.
Partiamo con la definizione di religione.
Definire la religione “è spesso ritenuto difficile” afferma Smith.Sono stati fatti molti tentativi per individuare una definizione.
Una adeguata sta nella comprensione che “le religioni sono sistemi o strutture costituiti da tipi specifici di credenze e pratiche: credenze e pratiche che sono legate a esseri sovrumani”.


Per i sociologi, la religione è un “insieme stabile di valori, norme, status, ruoli e gruppi sviluppati attorno a un bisogno sociale fondamentale”.
Mentre la fede è radicata all’interno di un individuo, la spiritualità e la religione sono dinamiche. Hanno movimento, gli individui declinano e fluiscono lungo i continuum di “spiritualità” e/o “religione”.


La crescita di nuovi movimenti religiosi tra gli anni ’60 e ’90 che includeva di tutto, dai movimenti “new age” alle mutevoli espressioni delle credenze tradizionali, ha preso possesso in più canali del vero concetto di spiritualità, legandolo ancora di più alla fede; ovvero il vivere una fede che divinizza un qualcosa di corporeo o non (corporeo), ed ha una personale visione della religione.
Secondo Taylor le persone tendono a pensare alla laicità come assenza di religione, non qualcosa a sé, e la pensano semplicemente come una forte separazione tra chiesa e stato, creando una zona di assenza.
Questi due punti di vista, sono al centro della storia sociologia standard e della secolarizzazione.


Questo è spesso visto come una causa del declino della religione. Ma introduce una terza visione del secolarismo, che si concentra su un passaggio da una società in cui la fede in Dio è incontrastata e, anzi, non problematica, a una in cui è intesa come un’opzione tra le altre, e spesso non la più facile da abbracciare.


Seguendo Peter Van der Veer l’origine della spiritualità moderna è un’idea solo occidentale.
Sebbene forme di spiritualità più antiche possano essere trovate nel misticismo, nello gnosticismo e nell’ermetismo, Van der Veer la vede come una “trasformazione ottocentesca ad ampio raggio, una specie di rottura storica”.


Seguendo il lavoro di Van Niekerk e facendo un excursus della parola “spiritualità” che dal latino si traduce in spiritualitas, notiamo che è essa stessa una traduzione del sostantivo greco pneuma che significa spirito.
Questi attributi suggeriscono che sia l’opposto della materialità, che è distinta dal corpo.


Fu durante il XII secolo che la parola spiritualità prese un significato che suggerirebbe un’opposizione definitiva alla corporeità, alla materialità, alla carnalità e alla mortalità come afferma King.
La parola fece il suo ingresso nella lingua inglese solo dal 1500 d.C. in poi.
La spiritualità oggi, invece, tenta di conciliare “spirito e corpo”.


In sintesi perde la sua origine di solo spirito in antitesi alla materia e si collega così al complesso delle monoteiste attraverso strutture sociali delle stesse, come il clero, cercando, così facendo, di relazionare privato e pubblico di un individuo.
Questa visione della spiritualità è in continuazione evoluzione negli ultimi 20 anni, come afferma Sheldrake.


Tutta questa macchinosità, ha dato vita alla critica della religione per i suoi insegnamenti spesso patriarcali e dogmatici: imporre regole dall’alto; essere gerarchico; affidare la propria autorità a sacerdoti, vescovi e clero; ed essendo generalmente istituzionale, rendendolo ristretto, rigido, prescrittivo e meno attraente.
In realtà stanno criticando la possibilità di seguire delle regole e dei dogmi dettate dalle monoteiste. Si rivolgono al concetto distorto della religione.
Inoltre, nella classificazione della religione, il programma dicotomico di polarità e separazione è stato utilizzato in modo dannoso, separando così il sacro dal profano.
Il rischio di questa confusione è la possibilità di dissacrare la spiritualità e renderla lontana dal suo obbiettivo, avvicinandola allo stesso Principio di Annullamento.
L’idea di “religione” per il popolo scandinavo, ad esempio, non si allinea a quella più diffusa nell’immaginario collettivo, secondo la quale essa dovrebbe consistere nell’imposizione di dogmi, ma si adatta alla definizione più generale di religione, in quanto modello storico ed antropologico di un popolo con grande legame a realtà tribali, che propone uno specifico sistema di relazioni con il divino.
“Qui autem omnia quae ad cultum deorum pertinerent diligenter retractarent et tamquam relegerent, sunt dicti religiosi ex relegendo, ut elegantes ex eligendo, diligendo diligentes, ex intelligendo intelligentes; his enim in verbis omnibus inest vis legendi eadem quae in religioso” (Cicerone, De natura deorum ad M. Brutum liber secundus 28,72).


Coloro, invece, che diligentemente riesaminassero e, tanto quanto, osservassero tutto ciò che fosse pertinente il culto degli dei sono detti religiosi (che deriva) da relegere, come eleganti (deriva) da eligere, diligenti (deriva) da diligere, intelligenti (deriva) da intelligere; infatti, in tutte queste parole è contenuto il valore di legere, lo stesso che in religioso”.


* FURONO I PRIMI CRISTIANI A ROVESCIARNE IL REALE SIGNIFICATO DI RELIGIONE E LA SUA CONNESSIONE ALLO SPIRITO.


* OGNI CULTO… SIA PAGANO CHE NEOPAGANO, OGNI PRATICA MISTERICA E PSICOPOMPA HA VALORE RELIGIOSO.


* ANTROPOLOGICAMENTE LA RELIGIONE COMPRENDE ANCHE LE PRIME FORME DI LEGAME DIVINO, COME LE RELAZIONI CULTUALI (TRIBÙ PREISTORICHE ED ALTRO).


* CHIUNQUE VI DICA IL CONTRARIO E SI CONSIDERA ATEO… ALLORA MANIFESTI LA NATURA DI NON CREDENTE NELLA TOTALITÀ.


* NON SONO GIUSTIFICATI MEZZI SPIRITUALI ED ALTRE FROTTOLE… LA SPIRITUALITÀ È UNA DELLE FATTEZZE DEL “RELIGERE”, IDEM LA TRADIZIONE DI UN POPOLO… NON PUÒ SCINDERE DALLA RELIGIONE DELLO STESSO.


* IL PROBLEMA È CHE CHI VI PARLA DI CONDIZIONAMENTO MENTALE DETTATO DALLA RELIGIONE È CONDIZIONATO A SUA VOLTA, QUINDI NON ATTENDIBILE. AVRÀ DI CERTO UN SECONDO FINE, NON QUELLO DI SALVARE IL MONDO DAGLI DEI.

Professarsi contro le religioni e praticare sciamanesimo, ed altre pratiche misteriche, è da ignoranti. In tutte le religioni (sfere di ritualità in cui l’uomo cerca un rapporto con l’alterità divina) esiste un frammento di sciamanesimo, e nello sciamanismo esiste un frammento religioso e mistico da sempre.
 
 

Per approfondimenti:

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Tröld*R: il Fjölkynngisbók. Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas edizioni.


*Gli “share” senza citazione della fonte sono elemento di querela poiché si ledono gli elementi del copyright sanciti dalla legge italiana*

Ylenia Oliverio
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Fondatrice e docente dell'Accademia Vanatrú Italia.

Laureata in Filosofia e Storia, Master post Laurea in Beni Archeologici, Master in Preserving and Increasing Value of Cultural Heritage, conseguito a Roskilde (Copenaghen), ulteriore integramento post Laurea.

Archeologo da oltre 13 anni, specializzata in scavo dei cantieri urbani, ha incentrato la sua attenzione verso i culti dell’Europa del Nord e dell'Euroasia durante la sua permanenza nel Canton Ticino per stages formativi al Centro Studi Internazionali Luganesi.

Svolge attività di formazione e informazione, in Italia e in Europa, per la promozione, divulgazione e rivalutazione del Culto Vanico, del Paganesimo puro e degli Antichi Culti dell’Europa ed Euroasia.

Il primo incontro con la Stregoneria Tradizionale è avvenuto nel 1990.

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