Sciamanesimo e Simboli nel Paleolitico Superiore in Europa

 

 

Le forme di sciamanesimo nel Paleolitico superiore, ci portano a sostenere le prove scientifiche che suggeriscono la capacità del sistema nervoso umano di entrare in stati alterati e che la capacità di generare allucinazioni sia più antico di quanto creduto. 

Gli stati alterati di coscienza preludono la connessione simbolica in atto magico interiorizzato.

Naturalmente non sappiamo esattamente quali e quanti esseri animali ed umani apparentemente fanno allucinazioni, ma le circostanze sono spesso naturali (Siegel e Jarvik 1975: 81-104). 

L’oggetto di studio sta nella ricerca neurologica del movimento geometrico delle forme in era antecedente e nella loro comparazione. L’utilità di questo modello neuropsicologico viene usata per identificare le immagini grafiche derivate da stati alterati di coscienza; può essere valutata incastrandola alle arti conosciute etnograficamente, e quindi indipendentemente, da associare a stati di coscienza sciamanici alterati, come l’arte rupestre del Sud Africa africana (Lewis-Williams 1980, 1981; Lewis-Williams e Dowson 1989), l’arte rupestre del Cosos (Great Basin, Nord America; Hedges 1982; Whitley 1987, 1988, 1992, 1994a, 1994b), l’arte del Tukano (Sud America; Reichel-Dolmatoff 1972, 1978) e Huichol art (America centrale; Berrin 1978).

Nell’iconografia di queste quattro arti ci sono motivi geometrici isomorfi con le forme geometriche dello stadio uno, geometrie interpretabili riferibili allo stadio due e immagini iconiche dello stadio tre che a volte sono teriantropiche e talvolta combinate con forme geometriche (Lewis-Williams & Dowson 1988). 

All’inizio del Paleolitico superiore, subiamo anche l’evoluzione della forma esoterica con gli “artisti” aurignaziani, nome che deriva dal sito di riferimento situato a Aurignac nel dipartimento dell’alta Garinna, nel sud-ovest della Francia.

Incidevano e dipingevano le loro immagini negli ingressi delle caverne o, comunque, fino alla entrata della luce, sebbene l’arte profonda di La Grotte Chauvet mostra che esistevano molte variazioni anche in quel periodo (Chauvet et al., 1995). 

L’accesso a immagini religiose (se non l’esperienza reale stessa) potrebbe essere stato aperto a tutti, e il “cosmo sciamanico” potrebbe non essere stato concepito a livelli, ma in base alla capacità di alterazione. 

Da qui il cambiamento climatico e la formazione psicocognitiva fanno si il forte legame caccia/arte rupestre/atto sciamano del simbolo.

Più tardi, si avventurarono in profondità totalmente oscure e, certamente dal Maddaleniano, lo scavare per creare immagini, si evidenza sempre più  in relazione allo stato di coscienza. A volte attraverso aperture strette o scalare cammini scivolosi per raggiungere nicchie nascoste (ad esempio, Bahn & Vertut 1988, Ucko & Rosenfeld 1967). 

L’abbandono delle aree diurne per andare più a fondo nelle caverne oscure suggerisce un crescente interesse e insistenza su aree rituali spazialmente distinte. La fonte di una conoscenza religiosa sempre più esoterica veniva collocata più lontano dalla vita quotidiana: più in profondità nelle caverne, più limitato l’accesso agli stati alterati di coscienza o, più precisamente, a quegli stati alterati che erano definiti come quelli che contavano davvero, una tendenza che probabilmente coincideva con la crescente differenziazione sociale (cfr Bender 1989, Thomas 1991) e l’aumento della complessità cosmologica. 

Lo spettro degli stati di coscienza alterati, che vanno dall’euforia leggera a condizioni profondamente allucinatorie, veniva diviso e socialmente assegnato. Lo sciamanesimo superiore del Paleolitico si sviluppò nel tempo.

In molti casi, sembra che quanto più strutturata è la dimensione sociale, tanto più è probabile che gli stati di coscienza alterati più profondi siano considerati pericolosi (Douglas 1973: 104).

 

In alcune comunità nord europee, gli sciamani tessono le loro esperienze in racconti, canzoni e mitologia; a volte li dipingono anche su materiali deperibili, come rivestimenti di tamburi di pelle e indumenti (per esempio, Brodzky et al., 1977).

Ogni istanza della creazione dell’arte rupestre è quindi una specifica questione storica. La ricerca neuropsicologica in stati di coscienza alterati chiarisce la sostanza e la natura di una risorsa, non le condizioni sociali alle quali si accede a tale risorsa.

Il “Perché” le persone che vivevano all’inizio del Paleolitico superiore dell’Europa occidentale, su base alterata di coscienza, iniziarono a fare dell’arte rupestre è una questione che deve ancora essere affrontata. Le ragioni per cui hanno continuato a fare arte rupestre in tutto il Paleolitico superiore potrebbero essere cambiate al cambiare delle circostanze storiche.

Di certo non cambia il risultato che spinge la tesi che avvalora la simbologia rupestre ad atto quotidiano connesso al piano esoterico della vita già dal Paleolitico superiore.

 

 

Un grazie a Chiara Marcocci che ha fornito alcuni articoli che hanno permesso di avvalorare la nostra testi sulla valenza esoterica ed essoterica delle prime manifestazioni dell’arte rupestre in Europa.

 

 

 

 

Per approfondimenti: 

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún i tre aspetti di una Runa, Anaelsas Edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

 

 

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