Le vie della morte

Articolo a cura di Federico Pizzileo

Un argomento spesso sottovalutato da chi studia il mondo germanico antico, nonostante siano state state fatte molte ricerche sullo stile di sepoltura degli antichi, come attestato anche in diversi libri.

Il primo periodo di avanzamento del cristianesimo in Europa può fornire indizi su come l’antico popolo germanico seppelliva i propri morti.

Uno di questi antichi rituali di sepoltura è l’uso delle cosiddette “vie della morte”. Alcune di queste strade esistono ancora fino ad oggi, ma la Chiesa ne ha completamente stravolto l’utilizzo, convogliando il percorso verso i propri luoghi di culto abramitici.

Ciò nonostante, se dovessimo cercare uno dei primi indizi, è proprio attraverso una legge cristiana del primo medioevo che possiamo trarre informazioni: “una persona morta deve essere portata al suo luogo di riposo finale in linea retta“.

Era quasi illegale trasportare un corpo morto in qualsiasi altro modo che non sia stato una strada dritta. Ma questa, per un motivo o per un altro, non era in verità una tradizione cristiana, quanto una tradizione di origine pagana che risale all’Età del Bronzo.

Oggi, queste strade della morte possono essere trovate in diversi paesi europei, tra cui Irlanda, Ungheria, Scandinavia, Germania e Olanda, e hanno nomi diversi per descriverle: strade fantasma, strade luminose, sentieri del corpo e così via.

Ma qual è esattamente lo scopo di queste strade?

Ebbene, la risposta forse la sappiamo già: trasportare una persona morta da un insediamento verso il luogo di sepoltura. Ma oltre a questo uso pratico legato alle funzioni di seppellimento,, queste strade sono state utilizzate anche per uno scopo rituale: l’anima del defunto subiva una trasformazione durante il sua viaggio verso il loro luogo di riposo del corpo, preparandosi a raggiungere l’aldilà, Helheimr.

Un’altra funzione di queste strade era quella di assicurarsi che i morti non tornassero a perseguitare i vivi, la comunità.

Non a caso, soprattutto nei Paesi Bassi, venivano costruite vicino a veri ostacoli naturali come i fiumi, o comunque aggiunte di ponti, affinché i morti non passassero attraverso lo specchio d’acqua.

Da qui possiamo comprendere come alcune di queste strade oggi sono state realizzate anche con una specie di labirinto, con l’obiettivo di “confondere” l’anima infestante del morto.

Ebbene, la legge cristiana altomedievale summenzionata, si comprende ora come avesse in verità un’origine pagana – non a caso, fu Carlo Magno, nel 784 d.C, a decretare che queste “vie di morte” venissero abbandonate o reindirizzate verso le chiese, che notoriamente sono costruire su siti sacri al paganesimo.

Si narra che anche i/le veggenti usassero queste strade per praticare divinazione o per prendere contatto con i morti.

Una tradizione, questa, praticata dai Paesi Bassi all’Inghilterra, dall’Ungheria all’Islanda e persino in Irlanda.

Oggigiorno, sebbene molte siano state adibite ad aggregazione di case, esistono in Europa strade rimaste intatte, come a Dalby, North Yorkshire Inghilterra, Trojaburg Steigra in Germania e Visby in Svezia.

Per approfondimenti: 

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún. I tre aspetti della Runa, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Tröld*R: il Fjölkynngisbók. Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas edizioni.

P. Waring, The Dictionary of Superstitions, Treasure Press

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