Seiðmaður – La decontestualizzazione delle forme

 

Da sempre la femminilità fu considerata una forma bassa di forza/potere, anche per la nostra Europa, basti considerare il parellelismo che si attua con l’arrivo dell’indoeuropeo. 

Ogni cosa non virile assumeva forme secondarie. La pratica della stregoneria era vista dall’uomo colonizzatore delle terre Europee altamente pericolosa, esoterica, occulta ed uterina (vedi vastità di vasellame votivo in area considerevole), una forma solo per donne ed uomini consci della propria limitata fisicità (lik)

A tal proposito verso la piena età vichinga, ovvero in apertura alle prime manifestazioni dell’uomo indo, entrano in fase le nuove concezioni sociali “ben integrate” e trascritte di norme e regole, che saranno contenute nei codex, nelle saghe ed alla vista di epigrafie, ed è proprio qui che emergono termini offensivi verso uomini e donne che iniziano la pratica stregonica.

Con l’arrivo della piena fase cristianizzante, questi termini aumentano di valore e vengono rimarcati nella legislatura. La chiusura abramitica fa sì che le pratiche esoteriche autoctone ed uterine, vengano occultate e denigrate sempre più fino ai giorni nostri, chiuse e arginate in termini “interpretati” dalla mascolinità abramitica.

Noi del Vanatrú non abbiamo nessuna intenzione di difendere né di rivalorizzare un ruolo di scelta sessuale nelle pratiche etene.

L’atto di specifica nostro non include la difesa di una minorità e diversità sessuale poiché, non la sentiamo propria. A noi non importa difendere i diritti alle libere scelte altrui, semplicemente chiarifichiamo un enorme errore marchiato dalle fasi patriarcali.

Il seiðr è l’arte sciamanica del Nord che include anche gli uomini e che non compie settorialità. Tale arte intrisa di “shaman” ha la radice nella stregoneria del “folköi” e permette al Vanatrú di ripercorrere le proprie nove nobili virtù non conoscendo costrizione alle scelte ed omofobia.

Non basta soffermarsi sulla storia norrena, sul mito della nostra Europa, ma per carpire la società del tempo, io devo entrare nella mente dell’uomo in atto contestualizzato ed esaminare le reali forme di un termine.

L’offesa tramite NIÐ presuppone l’atto verbale connesso al male-dire. Un’offesa a tale scopo viene sempre menzionata in fase di cristianizzazione, oppure in fase di screditamanto della fazione etena più occulta.

Offese che danno adito tutt’ora a scissioni poco sapienti che vengono da termini come ergi ed argr, che vengono ignorantemente decontestualizzate e che si allacciano al termine “effemminato”, senza una reale valenza storica.

In italiano “effemminato” è colui che esaspera le tendenze femminili, e ciò non è connesso all’atto stregonico del Seiðr. Loki nelle sue offese compie uno speculare atto di estrema esasperazione del travestimento per estrarre i segreti dell’opera dei Vanir, cercando di denigrare Odino e Thor, dissociando così se stesso dalle accuse.

(vedi Onore al Seiðr – Il Viaggio per Blåkulla)

Sawyer, figura significativa nello sviluppo della runologia come disciplina, ha collegato la runologia con studi storici a un grado molto maggiore di quanto non si fosse mai tentato prima. La sua grande intuizione fu di concentrarsi sulle circostanze in cui le pietre runiche erano state sollevate, piuttosto che sul testo delle iscrizioni runiche, che era ciò che aveva interessato tutte le precedenti generazioni di studiosi. 

Il processo di espansione e di movimento che ha caratterizzato la tarda età dei Vichinghi, è seguito dalla cristianizzazione, potrebbe essere visto in tutta la Scandinavia come processo globalizzante e nato da status sociali integrato in quella fase  e quindi non risulta accettabile per un RICERCATORE la dicotomia: pietra runica / interpretazione di un culto, SENZA la contestualizzazione della società stessa in cui si erge la pietra “testuale”.

Non bisogna dimenticare che, come hanno riconosciuto Palm e anche Sawyer, il fenomeno dell’innalzamento delle pietre runiche è un “sintomo di crisi”, una specie di sofferenza identitaria che si è verificata in ogni regione della Scandinavia al contatto con la nuova fede proveniente dal sud del mondo.

Questo per introdurre i termini  ergi/argr menzionati in parte e mai chiarificati, su un paio di pietre runiche danesi, come la pietra di Stentofte e la pietra di Björketorp, dove le iscrizioni invocano stregoneria, morte ed ergi su coloro che distruggono e profanano il monumento. 

La pietra di Skjern menziona le offese in connession con il seiðr: “Un seið-man (sarà) l’uomo che romperà questi…”. La pietra di Sønder Vinge a titolo definitivo recita: “Un uomo perverso e seið-ræte (sarà) chi spezzerà questo memoriale”. La parola usata per “perverso”, [ᛋᛅᚱ þᛁ] (sarþi, sostantivo dal verbo serða), è una parola molto forte usata per gli uomini che cercano di “penetrare, rompere, deturpare”.

Il legame ad atto sessuale perverso viene associato alla cristianizzazione.

Gli “ergi” inflitti a questi profanatori di pietre runiche, eretti vicino o su tumuli funerari, erano probabilmente offese dovute all’abitante (vendicatore) del tumulo che li perseguitava con i suoi Draugur.

La pietra runica di Skjern sita  Danimarca risale all’epoca vichinga, e tocca la prima cristinizzazione. È identificata come Danish Runic Inscription 81 o DR 81.

Contiene una maledizione contro le pratiche esoteriche legate alla femminilità.

 

Il testo dice che la pietra è stata dedicata da una donna di nome Sasgerðr in memoria di Óðinkárr Ásbjǫrnson. Il nome Óðinkárr (uþinkaur) sembra un nome teoforico che si ricollega a Odino, ma probabilmente si riferisce ad “alto rango”.

Traslitterazione delle rune

«A: Sasgærþr resþi sten, Finnulfs dóttir at Oþinkor Asbiarna sun, þan dyra ok hin drottinfasta. B: Siþi sa mannr æs þøsi kumbl of briuti»

«A: Sasgerðr, figlia di Finnulfr, ha eretto questa pietra in memoria di Óðinkárr figlio di Ásbjǫrn, stimato e leale al suo signore.

 

B: Chi distruggerà questo monumento (sia) uno stregone/siþi [cioè sia maledetto]»

 

 

Ergi è sostantivo e Argr aggettivo: sono due termini di insulto dell’old norse, che denotano il vile, il codardo (comportamenti atti alla non mascolinità)

 

Argr (anche ragr) è unmanly ovvero il non coraggioso (annotando il coraggio alla virilità dell’uomo colonizzatore indoeuropeo) ed ergi è la unmanliness ovvero un uomo disdicevole o degradante, specialmente nel non conformarsi a tratti maschili stereotipati, come stoicismo e indipendenza.

In piena età vichinga accusare un altro uomo di essere argr oppure ergi da una ragione legale per sfidare l’accusatore in holmgang. (Per dettagli pratica occulta consultare il testo Kindirúnar).

Se Holmgang veniva rifiutato dall’imputato, questo poteva essere dichiarato fuorilegge (piena illegalità), poiché il rifiuto provava che l’accusatore aveva ragione e l’imputato era argr. Se l’imputato combatteva con successo a holmgang e aveva quindi dimostrato di non essere un Argr, il rimprovero era considerato ciò che nell’Antico Inglese si chiamava eacan, una ingiustificata e grave diffamazione, per l’accusatore doveva pagare il risarcimento del partito offeso.

Oltre alle parole ed il duello, il “rimprovero” può essere eseguito dai cosiddetti níðstangs o nīþing poles (Atti vendicativi del Folköi proprio al Vanatrú). In due casi attestati (saga Bjarnar Hítdælakappa, 17, Gísla saga Súrssonar), due níðstang furono disposti in modo da suggerire un disprezzante offesa alla tipologia di vigliacco e codardo esasperando le offese con il rimarcare la non mascolinità della potenza muscolare.

Come avviene nel passo dei guerrieri opposti Gudmund e Sinfyötli nel canto di New Helgi, che si offendono a vicenda e quindi si sfidano prima di un combattimento. Ne più ne meno delle offese ascoltate nel parlare odierno e comune.

Ergi era un termine usato come denigrazione e diffamazione dagli stessi uomini, anche per definire delle donne, soprattutto in età cristianizzante.

Le leggi Grágás dispongono la sanzione per reati di argr, ergi e ragr, ma solo se l’accusa di codardia ed eccessivo comportamento codardo veniva dimostrato.

Se gli uomini erano offesi da ergi, era perché non rispecchiavano la conformità sociale del tempo. NESSUNA attestazione rivolta al corrispondente femminile.

La Strega in età cristianizzante perdeva la sua valenza e diventava sempre più connessa all’Org, ovvero libertà sessuale, libertà di scegliere chi voleva accanto senza connotazione sociale.

La pietra di Saleby usa il termine argri/konu in una maledizione, runestone Vg 67 a Saleby, in Svezia: chiunque rompe la pietra diventerebbe un “disgraziato”, “emarginato” e argri konu, che è tradotto come “donna malefica” dalla mentalità errata di alcuni erranti.

In realtà il termine ha radice inargur, in islandico ergileugur, ed è arrabbiato/infastidito.

Qui l’argri è correlato erroneamente alla pratica di seiðr e rappresenta il termine più disgustoso che si possa immaginare di chiamare qualcuno, in epoca di prima cristianizzazione.

Nessuna accezione denigrante e diffamatoria attesta la pratica Seiðr annessa ai Vanir, se non quelle proposte ad INTERPRETAZIONI e DECONTESTUALIZZAZIONI della mascolinità abramitica, tipica delle strutture patriarcali in antitesi al recupero della Vecchia Europa.

 

 

 

 

 

Per approfondimenti: 

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

 

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Un commento

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