Su alcuni Vættir

Gli spiriti femminili delle acque hanno molti nomi. Sono creature diverse sia per la forma, sia nell’essere spietate, come si evince in tutta la tradizione scandinava.

Non sempre sono di bell’aspetto, nè di facile indole.

Anche se vivono da sempre vicino agli esseri umani, non amano molto relazionarsi con questi, poiché per vættir la razza umana viene considerata inferiore nella scala naturale delle manifestazioni fisiche.

Le tipologie che il Vanatrú ripercorre si differenziano in:

Sjóvættir (spiriti del mare), Vatnavættir (spiriti delle acque).

Húsvættir (spiriti delle case e delle vie parallene), conosciuti in Inghilterra come brownie ed in Svezia  tomte, (usati proprio  dal Vanatrú Italia nelle pratiche necromantiche del tröld).

Landvættr (spiriti della terra).

 

“Il Nibelungenlied racconta come Hagen abbia sentito l’acqua schizzare sul Danubio, dove alcuni wisiu wîp o mere wîf (simil sirene solo un po’ più mostruose) stavano facendo il bagno. Sarebbero fuggite alla sua vista, ma riuscì ad afferrare i loro vestiti. Questi vestiti si ricrearono subito davanti ai suoi occhi.”

Lasciando da parte l’azione esoterica dei nakkur (näck / nik nella controparte)e del Draugur (vedi articolo Draugur, Draugur, il Landvættir Necromantico) e seguenti, possiamo costatare l’immane interesse del popolo del NORD verso le acque, dalla presenza delle aree sacre che hanno spesso una fontana come perno.

La fonte sacra era spesso vicina ad un albero (sacro), come a Uppsala.

Tali fontane hanno dato origine ad oracoli e guarito i malati come esito di alcuni blóta.

In epoca cristiana affidarsi ai pozzi e alle sorgenti era proibito, anche se in epoche successive, gli stessi cristiani hanno ripreso queste modalità di culto e lo hanno integrato con le aree sacre della loro Vergine.

In Scandinavia, infatti, ci sono ormai pochi riferimenti occasionali legati al culto dell’acqua: ad esempio da menzionare è il culto di una cateratta lavorata da Thorsteinn in Islanda.

Costui era un veggente ed ha predetto quante delle sue pecore sarebbero morte in inverno. Difatti quelle da lui menzionate, morirono affogate a causa della stessa cateratta.

A volte anche le vittime umane venivano sacrificate alle acque o agli spiriti che vi dimoravano, come quando i Franchi nel 539 d.c gettarono le donne ed i bambini dei Goti nel fiume Po, per predire il futuro.

Anche i Normanni erano soliti fare sacrifici in onore delle acque, dei suoi spiriti e dei suoi Jötnar.

Il Consiglio di Tours, 567 d.C., denunciò le osservanze pagane su alberi sacri, o sorgenti, o pietre, chiamate luoghi atti ai pagani e alcuni anni dopo, il Concilio di Auxerre parlò del pericolo di voti offerti a questi invece che nelle chiese.

Il vescovo di Noyon (658 d.C.), che lavorò tra i frisoni, ha denunciato la venerazione di pietre, pozzi, alberi chiamati un tempo sacri, parlando di aree ove venivano portate luci ed offerte voti denominate recinti sacri (lundur).

Ma nonostante tutto i Franchi andavano ancora ai vecchi altari, boschetti, alberi e rocce, ad offrire animali o altri sacrifici, a celebrare feste, o per pregare soprattutto in primavera.

All’epoca di Carlo Magno, come suo Admonitio Generalis mostra, furono rase al suolo gran parte delle aree sacre di nostra pertinenza.

Tra i Sassoni, l’uso di ex voto di alberi e boschetti, era punibile con multe variabili a seconda dell’uomo (nobile o no).

 

 

 

Per approfondimenti:
Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Rún i tre aspetti di una Runa, Anaelsas Edizioni.

 

*Gli “share” senza citazione della fonte sono elemento di querela poiché si ledono gli elementi del copyright sanciti dalla legge italiana*

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.